L’olio extravergine pugliese assente a Santa Cesarea Terme, lo rende noto l’ex consigliere regionale Pina Marmo

Pina Marmo, già consigliere regionale, ha indirizzato una nota al Presidente della regione Puglia Michele Emiliano e agli assessori regionali Leonardo Di Gioia e Loredana Capone, lamentando l’assenza di olio extravergine d’oliva pugliese sulle tavole di un noto albergo di Santa Cesarea Terme.

Questo il contenuto della nota:

“Da alcuni anni frequento le Terme di Santa Cesarea per le proprietà benefiche delle acque sulfuree, soggiornando all’Albergo Palazzo. Con rincrescimento devo sottolineare come sui tavoli del ristorante non è presente il rinomato olio extravergine d’oliva della Puglia. La circostanza, peraltro, mi è stata fatta rilevare anche da ospiti provenienti da altre regioni italiane che, invece, avrebbero voluto gustare il nostro extravergine. Anche l’assenza di un corner con le nostre produzioni tipiche e qualificate è stata più volte fatta notare anche da ospiti stranieri. Alla mia richiesta di spiegazioni, la Direzione dell’albergo ha sollevato un problema di costi che mi è parso assolutamente ingiustificato. Innanzitutto il nostro olio extravergine, a fronte di caratteristiche organolettiche, salutistiche e nutraceutiche superiori, offre un rapporto qualità/prezzo sicuramente vantaggioso”.

“Tuttavia, pur ammettendo un costo maggiore rispetto all’olio che viene abitualmente servito, credo che l’incidenza per ospite e per pietanza sia di pochissimi centesimi al giorno, il che rende di fatto poco plausibile quella che sembra piuttosto una vera e propria scusa.
Il paradosso è che sul sito dell’Albergo si legge testualmente “la nostra cucina si rifà alla tradizione salentina con prodotti tipici del territorio: le verdure, l’olio e il vino” e ancora “tutti i nostri prodotti dell’ortofrutta sono a kilometro zero”. E pensare che l’olio, invece, proviene dal’Emilia Romagna!

É da rimarcare, peraltro, che la custodia dell’Albergo Palazzo è affidata a Terme s.p.a. della quale la Regione Puglia è azionista una quota di oltre il 50%. Mentre la Regione Puglia è impegnata da anni in un articolato programma di promozione delle nostre produzioni agroalimentari di qualità, soprattutto nell’ottica del legame sempre più stretto tra territorio, tradizioni culturali, beni monumentali e offerta enoelaiogastromica, assistiamo a comportamenti che appaiono inspiegabili da parte di alcuni operatori del comparto turistico.
Penso, invece, che vadano incentivate le iniziative di valorizzazione del Puglia sounding a partire proprio dalle eccellenze della nostra terra per accrescerne maggiormente l’attrattività”.