Magistrati arrestati in Puglia, indagato anche Luigi Scimè

Si allarga la lista dei nomi riguardanti le indagini sui magistrati Pugliesi: adesso tra gli indagati spunta anche Luigi Scimè. Il magistrato è accusato di aver ricevuto 75 mila euro dall’imprenditore Flavio D’Introno quando era in servizio a Trani. Come riporta anche il Tgr Puglia:

“Spunta il nome di un altro magistrato nell’inchiesta su presunte tangenti in cambio di procedimenti penali favorevoli che ha portato all’arresto degli ex pm di Trani Nardi e Savasta. Mentre sulle rivelazioni di questi ultimi la Procura di Lecce ha chiesto l’incidente probatorio, i magistrati salentini contestano al magistrato di Trani Luigi Scimè, ora in servizio alla Corte d’Appello di Salerno, di aver ricevuto dall’imprenditore Flavio D’Introno 75 mila euro in relazione a quattro procedimenti penali. Il reato ipotizzato è di corruzione in concorso con i colleghi Savasta e Nardi. Come riporta Il Fatto Quotidiano:

“Nella fattispecie, il magistrato di Trani Luigi Scimè ha ricevuto dall’imprenditore Flavio D’Introno 75mila euro in tre diverse tranche per alcuni procedimenti penali che lo vedevano direttamente coinvolto. Per questo la Procura di Lecce contesta al magistrato il reato di corruzione in concorso con i suoi colleghi Antonio Savasta (che dopo l’arresto si è dimesso alla magistratura) e Michele Nardi, con l’imprenditore D’Introno, con il poliziotto Vincenzo Di Chiaro e con l’avvocato Simona Cuomo. Gli episodi ricostruiti dai magistrati salentini, anche grazie alle dichiarazioni rese dopo l’arresto da alcuni co-indagati, riguardano quattro diversi procedimenti penali istruiti dalla Procura di Trani tra il 2012 e il 2016. In una occasione Scimè, preparando la requisitoria con Savasta di un processo a carico di D’Introno del quale era titolare, formulò – secondo l’accusa su esplicita richiesta di Nardi – “richiesta parziale di assoluzione e di condanna per una parte dei reati per i quali i magistrati ritenevano di poter giungere ad una declaratoria di prescrizione nelle successive fasi di giudizio“, ottenendo in cambio 30 mila euro. In un altro processo chiese il rinvio a giudizio per calunnia nei confronti di due accusatori di D’Introno (ottenendo una presunta tangente di 15 mila euro). Ancora, chiese l’archiviazione di due procedimenti relativi all’incendio di due ville di proprietà della moglie dell’imprenditore e al danneggiamento di una delle due ville (in cambio di 30 mila euro complessivi), “sì da favorire D’Introno il quale aveva interesse ad una rapida liquidazionedell’indennizzo da parte dell’assicurazione“”.