
Riceviamo e pubblichiamo un nuovo intervento del nostro concittadino ecologista Nicola Montepulciano, il quale osserva: «La Pineta Comunale di Andria è formata in netta prevalenza da alberi di Pino d’Aleppo (Pinus halepensis), specie eliofila (dal gr. elios = sole e filos = amico), che, cioè, vuole luce del sole e spazi ampi, quindi intensa energia luminosa e non sopporta minimamente l’ombra, neanche quella di alberi vicini. Se due o tre pini vegetano molto vicini, si fanno ombra e quelle parti ombreggiate degli alberi perdono aghi, cioè foglie, muoiono perché non potendo ricevere energia solare o luminosa che dir si voglia, non sono più in grado di svolgere le tre funzioni della fotosintesi clorofilliana: assorbire anidride carbonica, rilasciare ossigeno ed emettere acqua (sottoforma di invisibili goccioline) attraverso l’evapotraspirazione. Ne consegue che pure i rami ombreggiati non potendo nutrirsi delle sostanze prodotte dalle foglie tramite fotosintesi, seccano, muoiono e cadono o restano, in parte, attaccati al tronco senza più funzione utile. La chioma si riduce, non ricopre più interamente il tronco e se pensiamo che la chioma è formata dalle foglie è facile dedurre che viene meno una parte di fotosintesi e l’albero si indebolisce. Può succedere che, quando due o tre pini crescono vicini, i rami per non toccarsi si incurvano verso l’alto alla ricerca della luce, riducendo il rischio di attacchi di parassiti. Si tratta del fenomeno della “ritrosia” o “timidezza” della chioma’ non comune e presente nei pini e in altre pochissime specie; tuttavia, continuando la crescita lo spazio viene a mancare e allora, per quanto detto prima, i rami seccano. Ma ancora, quando in uno spazio molto ridotto vi si piantano decine e decine di pini, formando, come si dice anche in ecologia forestale, un popolamento, si osserva un comportamento diverso:

quelli ai margini del popolamento tendono a sporgersi verso l’esterno sempre per godere dell’energia luminosa e vengono a trovarsi in una situazione particolare: la parte che guarda all’esterno è ricca di luce solare e quindi ha una buona chioma, la parte che guarda verso il popolamento è priva di luce e spazio perciò è senza chioma, tuttavia potrebbe essere in discrete condizione di salute. Quelli che si trovano all’interno del gruppo, del popolamento si comportano diversamente: non avendo sia luce che spazio perdono gran parte della chioma e per cercare rifornimento luminoso, crescono molto in altezza, di conseguenza il tronco molto alto è esile, sottile, assumendo l’aspetto a pennacchio. In queste condizioni non vi è l’adeguato rapporto H/D, altezza-diametro del tronco, i pini crescono molto deboli perché non c’è l’armonico sviluppo delle tre componenti principali di un albero: radici, tronco, chioma (ossia foglie, quindi scarsa fotosintesi) e complici altri fattori quali: siccità, riscaldamento globale, terreno povero, inquinato etc, sono facilmente preda di attacchi di parassiti portandoli al disseccamento. Molti pini della nostra Pineta Comunale sono cresciuti in queste condizioni, spesso sono morti perchè non si è fatto altro che piantare pini in continuazione, a casaccio, senza rispettare le peculiarità ecologiche del pino: luce intensa e tanto spazio. Invece quando un pino cresce isolato la chioma si sviluppa in modo completo, circonda tutto il tronco compresi, inizialmente, anche i rami nati alla base del tronco (basitonia), con il giusto rapporto H/D. Questo lo si deve al fatto che il pino isolato può disporre di tanta luce e di tanto spazio e può resistere molto bene agli attacchi parassitari. Nella Villa Comunale (meglio chiamarla seconda pineta) moltissimi pini furono piantati, a suo tempo, uno vicino all’altro con le conseguenze che è facile immaginare, ma poiché vi è irrigazione resistono ancora pur non essendo in condizioni ideali, ci sono molti pini a chioma incompleta, pochi malati, qualcuno rinsecchito; questi ultimi, insieme ad altre specie, come dico da anni, vanno eliminati. In base alle mie osservazioni, vi è un sol esemplare, mi riferisco sempre al pino d’Aleppo, che cresce bene, completo perché isolato. Spero che ce ne sia qualche altro» – ha osservato Montepulciano che ha quindi concluso:

«Il pino è anche specie xerofila (gr. xeros=secco e filos=amico), cioè è in grado di sopportare prolungata siccità ma fino a un certo punto, perché non è una succulenta (pianta grassa), dopo tanta mancanza d’acqua ne avrà pur bisogno, diversamente va in sofferenza e può subire attacchi di parassiti e morire; ma può morire per semplice mancanza d’acqua molto prolungata (stress idrico). Era facile immaginare la competizione in pineta fra i moltissimi pini per un po’ d’acqua, ma competizione o meno l’acqua non c’era e solo i più sani sono sopravvissuti. Come se non bastasse in quella parte della pineta che dà su v.le Gramsci furono piantati anche 5 eucalipti, che per crescere hanno bisogno di tantissima acqua, tant’è vero che sono definiti “idrovore” e sono piantate in zone paludose per contribuire al prosciugamento. Uno alquanto malridotto è stato eliminato. Ma come si possono piantare simili alberi in una regione come la Puglia che muore di sete? Lascio immaginare quanta aridità ci possa essere in quel tratto di pineta. Due pini vicini agli eucalipti crescono in fortissima ritrosia tanto che anche i tronchi seguono la chioma, cioè gli alberi sono “storti”; secondo me questo dipende dal fatto che le foglie degli eucalipti emettono sostanze chimiche per impedire la crescita di piante vicino ma anche per allontanare le chiome di alberi di specie diverse. Voglio ripetere che in passato non si fece altro che piantare alberi a casaccio, senza conoscere l’ecologia dei singoli alberi. Ma in questi ultimi decenni non si è mai cercato di riparare, per quel che è possibile, agli errori del passato, anzi si sono piantati altri pini che man mano sono rinsecchiti. Posso capire i politici (?) locali, i quali, chi più chi meno, hanno dato prova di scarsa o nulla conoscenza botanica arborea ed erborea, ma i “tecnici” dove erano e oggi dove sono e cosa hanno fatto in proposito? Hanno mai fatto una passeggiata in pineta? Da quanti anni vado dicendo che gli alberi secchi, malati vanno eliminati e non più sostituiti? E anche nella villa comunale (ossia, seconda pineta) vi sono tanti alberi da eliminare. Si fossero eliminati a suo tempo forse avremmo risparmiato tanti soldi. Sono stato trattato da incompetente, al più con sufficienza perché non sono agronomo, sicuramente deriso, e adesso? Quasi a giorni alterni ho seguito i lavori di abbattimento in pineta e così mi sono trovato anche all’ultimo e conclusivo giorno dei lavori; controllando personalmente gli alberi tagliati e quelli malandati ancora in piedi (secondo me pure da eliminare) ho notato un pino secco ancora non tagliato. Ho avvisato il responsabile dei lavori e un po’ incredulo ha voluto rendersi conto: appena constatato ha richiamato per telefono l’operaio addetto e mi ha ringraziato tante volte; mi chiedo: quel lavoro di controllo non è competenza dei “tecnici”, dell’Assessore? Al posto loro me ne sono occupato io e ho anche scoperto che almeno altri 10 alberi devono essere eliminati, primi fra tutti gli eucalipti. Chiunque voglia rendersi conto ed avere spiegazioni sono disponibile.» – ha concluso il nostro concittadino ecologista.
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