Muore a 103 anni Nicola Amenduni, anche Andria ricorda il patron delle Acciaierie Valbruna. Il cordoglio dall’Oleificio “I tre campanili”

Ieri l’industria delle macchine olearie ha perso il suo inventore per definizione. Ieri, vicinissimo ai 104 anni, è morto Nicola Amenduni, nato a Bari nel 1918, industriale meccanico autodidatta che ha fatto la storia dell’acciaio italiano e quella della lavorazione e trasformazione meccanica delle olive. E questo spiega il legame specialissimo con Andria e gli anni nei quali, nei quasi 70 frantoi esistenti in città, la gran parte delle presse erano targate Nicola Amenduni. Tanto che in città vi era un ufficio di rappresentanza, su corso Cavour, affidato a Vincenzo Rutigliano, fabbro, come fabbri erano altri due fratelli, tutti impegnati in una officina in via Verzieri, una traversa di via XX Settembre. E se Andria era, ed è, ancora in parte pure oggi, terra da primato nazionale ed internazionale nella produzione dell’olio extravergine di oliva, si può comprendere il peso specifico che quell’ufficio, e la persona che lo guidava, insieme ad un altro cugino, stesso nome e cognome, aveva nella rete di vendita degli impianti Amenduni. Nicola Amenduni, attivo fino ad una settimana fa, se ne è andato all’alba nella città che lo aveva adottato, Vicenza, dove, nel 1957, sposò la figlia di Ernesto Gresele, a sua volta fondatore delle acciaierie Valbruna.

Nel tempo il barese Nicola Amenduni svilupperà la fonderia barese ereditata dal padre specializzandola nella fabbricazione in serie di macchine per la raccolta delle olive e la loro trasformazione. Nel tempo Amenduni porterà il gruppo Valbruna a livelli altissimi: otre 40 aziende controllate, 800 milioni di euro di fatturato, 2000 dipendenti (700 all’estero). E’ stato secondo socio privato di Ilva (con il 10%) dopo i Riva fino all’arrivo di Arcelor Mittal. Per i suoi cento anni, compiuti nella primavera del 2018, aveva invitato a pranzo a Vicenza il gotha dell’acciaio italiano, e di fronte ai principali leader dell’industria siderurgica nazionale, aveva espresso il dispiacere per l’esito della vicenda Ilva. Questo padre della siderurgia italiana tornava sempre nella sua Bari, a Modugno, nello stabilimento meccanico realizzato nella zona industriale e guidato, dal 1990, dall’ing. Michele Stillavati, di Minervino Murge. In occasione della sua ristrutturazione, Amenduni volle celebrare la ricorrenza e chiamò intorno a sè i suoi clienti più affezionati, frantoiani, fornitori, dipendenti. Al suo tavolo aveva voluto molti andriesi: dalle 4 generazioni dei frantoiani Muraglia, a cominciare dal capostipite, e poi Fucci, Di Pietro, il figlio del suo rappresentante di punta, Antonio Rutigliano, il corrispondente di Agrisole-Il Sole 24 Ore, nipote del suo rappresentante, il fabbro, perchè aveva scritto più volte della sua azienda di meccanica olearia e della espansione all’estero con Amenduni Iberica a Jean, e Amenduni Argentina, a Buenos Aires.

Nicola Amenduni lascia una spa presente in tutto il mondo ed il ricordo di capacità imprenditoriali fuori del comune, al pari della sua creatività e genialità, delle sue doti ingegneristiche e di innovatore. “Io – diceva di sé – ero veramente un maestro di fonderia”. Qualche anno fa era stato, con sua moglie, ad Andria, nello stabilimento dell’oleificio sociale “I tre campanili”, guidato dal presidente, Francesco Guglielmi, che oggi ha invaiato un messaggio di cordoglio alla famiglia, insieme al nuove presidente Tortora. Era andato lì oltre 10 anni fa per vedere all’opera l’ultimo nato tra gli impianti Amenduni, una centrifuga orizzontale Rex 350 capace di lavorare 100 quintali di olive l’ora. Con Nicola Amenduni – come si legge oggi sulle pagine de Il Sole 24 Ore – scompare “un punto di riferimento prezioso non solo per la sua esperienza industriale”, ma per la sua inventiva che ha contribuito a modernizzare, sul piano tecnologico, un settore, quello della trasformazione olivicola, facendo grande Andria nel mondo.

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