No, l’olio pugliese non è in “pericolo tassazione” da parte dell’OMS. Equivoci su un prodotto che in realtà è antitumorale

Nelle ultime ore, svariati articoli diffusi da testate giornalistiche e comunicati stampa politici parlavano dell’intenzione dell’ONU di tassare prodotti come olio extravergine, parmigiano e prosciutto di parma perché sostanzialmente “troppo salati” e/o “troppo grassi“. In realtà, a quanto sembra, il report Time to deliver pubblicato il primo giugno scorso dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e che sarà discusso il 27 settembre prossimo a New York, non dice assolutamente questo. L’industria italiana è tutta in allarme. Dai produttori di olio d’oliva alle cantine vinicole, dai formaggi dop alla Ferrero.  Lo stesso presidente della multinazionale di Alba, l’ex ambasciatore (anche alla stessa Onu) Francesco Paolo Fulci, dal palco del convegno inaugurale di Cibus 2018 aveva pubblicamente lanciato una forte invettiva contro la proposta di risoluzione delle Nazioni Unite. A rischio ci sono gli oltre 41 miliardi di export che l’Italia ha messo a segno nel 2017, e che in caso di una levata di scudi sarebbero difficili da replicare” – riportava in un articolo IlSole24Ore

Ma cosa viene riportato nel documento che tanto preoccupa i produttori nostrani? Nel report dell’OMS riporta sei linee guida per contrastare le malattie non trasmissibili come le cardiovascolari, il diabete e il cancro. Per raggiungere questi obiettivi occorre, tra le altre azioni, ridurre i livelli elevati di grassi saturi, di sale e di zucchero nei cibi.

Nel documento non si parla mai di olio extra vergine di oliva, ne per contrastarne l’uso ne tantomeno per esaltarlo (anche se su quest’ultima questione dovremmo aprire una larga parentesi viste le proprietà antitumorali accertate da diversi studi scientifici). Si parla invece questioni più generiche riguardanti l’importanza di ridurre il consumo di sale introducendo di conseguenza sistemi di etichettatura  “front-of-pack” ovvero i sistemi a semaforo introdotti in Inghilterra e Francia che – questi sì – penalizzano (al di là di quanto se ne assume) l’olio extravergine di oliva con il colore rosso perché naturalmente grasso mentre premia paradossalmente con il verde la Coca-Cola light perché ha ridotto le calorie sostituendo lo zucchero con gli edulcoranti che presentano ben altri problemi e sopratutto non mettono al riparo dal rischio diabetico. Tanto quanto basta per far scattare l’allarme di una presunta tassazione e penalizzazione ai danni dei nostri prodotti tipici che, almeno per il momento, fortunatamente non ci sarà. L’obiettivo sarebbe semplicemente quello di informare al meglio i consumatori attraverso etichettature. Per quanto riguarda la questione olio extra vergine di oliva, ricordiamo che nel corso del 2016, ad Andria si svolse la presentazione del volume del prof. Antonio Capurso (docente ordinario di gerontologia e geriatria dell’Università degli Studi di Bari) e di Sara de Fano dal titolo “i benefici dell’olio extravergine d’oliva sulla salute”, della sezione Biblioteca-Giardino del servizio Biblioteca e Comunicazione Istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia, (Adda Editore, 2016), svoltosi nella serata del 4 maggio 2016. Video: