Perché a Bisceglie il poliambulatorio è su suolo pubblico mentre ad Andria è su suolo privato? Il tutto mentre serve personale per il sangue

Perché a Bisceglie il poliambulatorio è su terreno pubblico mentre ad Andria è su terreno privato? Mentre scarseggerebbe personale per il sangue e nonostante la possibilità di specifici fondi regionali che avrebbero potuto rendere possibile un’operazione non tanto diversa da quella fatta a Bisceglie, infatti, si è preferito utilizzare un terreno di proprietà privata.

Il nuovo Poliambulatorio, segnalano anche alcuni dai banchi dell’opposizione politica andriese, sorgerà nella zona di via Barletta, in un edificio privato, per l’utilizzo del quale “pagheremo l’affitto“. Anche per l’associazione “Io Ci Sono!” di Andria la questione resta aperta, soprattutto perché, poliambulatorio a parte, risorse economiche ed organiche non brillerebbero in altri importantissimi settori sanitari, come quello della raccolta sangue. E’ infatti di poche ore fa l’appello diffuso dalla sezione andriese dell’Avis, mentre è giunto poco fa in redazione quello di “Io Ci Sono!” che linkiamo qui sotto:

“Quando le “istituzioni” commettono azioni discutibili ed assumono provvedimenti di natura pubblica senza il consenso popolare e degli utenti la cosa è deplorevole ma diventa diabolica quando quelle stesse istituzioni, a quegli stessi utenti pubblici, non danno concrete risposte. Ad Andria la vicenda della locazione del capannone Asl, previa mutazione di destinazione d’uso, nell’estrema periferia cittadina, con un costo esorbitante di molti milioni di euro che, rispetto all’acquisto del bene in proprietà risulterebbero oltremodo ingiustificati, ha suscitato un dibattito che si è spento nell’arco della fumata di una sigaretta con tante apparenti prese di posizione che poi hanno partorito il nulla. La ASL BT è andata avanti per la sua strada ignorando umori, contestazioni e persino prese di posizione politico-amministrative di rilievo. Tutto caduto nel vuoto” – ricorda Savino Montaruli, Presidente dell’associazione “Io Ci Sono!” di Andria.

“Peccato” – prosegue Montaruli nella sua analisi – “che quella stessa Asl così solerte a “difendere” il bene privato non accenni a risolvere con la stessa solerzia i tantissimi problemi reali della sanità locale. L’ultima lamentela, ma solo in ordine di tempo, non proviene da uno dei tanti utenti che, in migliaia, ogni giorno sperimentano sulla propria pelle i disservizi ed i disagi della sanità locale ma addirittura da parte della presidente AVIS di Andria, Mariagrazia Iannuzzi. La presidente dell’Associazione Volontari Italiani del Sangue, con la quale associazione noi di “Io Ci Sono!” abbiamo un ottimo rapporto non mancando di sollecitare i soci alla donazione che, puntualmente, avviene nelle autoemoteche dislocate nei vari quartieri cittadini, lamenterebbe la mancanza di personale nel centro trasfusionale di Andria. L’appello dei donatori Avis è drammatico: “fateci donare sangue!”. Già, non i soliti appelli: “fateci lavorare”, “dateci privilegi o benefici”. No, l’appello è molto più significativo e drammatico: “fateci donare sangue!” “.

“L’appello è sconcertante, specie se rivolto ad un mondo avido ed egoistico, qual è quello della politica, della burocrazia e del mondo poliasservito. Non sappiamo se sia vero che la sanità non stia attraversando un bel momento a causa di paventati tagli o altre sciocchezze del genere, sta di fatto che i milioni di euro, quando si tratta di sollecitare e sostenere talune azioni, si trovano e si sperperano. Cosa sta accadendo dunque al centro trasfusionale dell’ospedale di Andria? Non è una domanda con risposta a piacere ma con risposta obbligatoria. Decremento di personale che influirebbe sulle donazioni? Orrendo. Sarebbe semplicemente orrendo. Se fosse vero sarebbe la dimostrazione della fatuità dei messaggi lanciati da politici e burocrati su paventate Giornate della Donazione ed altre strumentalizzazioni di drammi reali, qual è stata la tragedia del 12 luglio 2016″.

Se la presidente Avis è preoccupata noi siamo terrorizzati da quanto leggiamo quindi invitiamo chi ha responsabilità a riprendere in mano il timone della situazione e a smentire immediatamente che ci siano carenze in tal senso, ripristinando subito la totale e piena operatività del servizio. Le attese devono esserci ma per i favoritismi e per il clientelismo non per le donazioni perché se veramente fossimo arrivati a questo punto allora non basterebbe mandarli tutti a casa ma bisognerebbe mandarli tutti in esilio senza i loro stratosferici stipendi forse mai neppure pienamente meritati” conclude il Presidente dell’associazione “Io Ci Sono!” di Andria.