Randagismo, la replica di una volontaria Oipa al Sindaco di Andria: “il problema è che il comune ha chiuso i canili e le sterilizzazioni sono bloccate”

Alcuni cani randagi ad Andria

A seguito della problematica sulla gestione del randagismo sollevata dai volontari dell’Oipa sezione di Andria e alla replica televisiva del primo cittadino andriese, una delle volontarie ha così voluto commentare sui social la questione:

“Il signor Sindaco forse non ha ben capito il principale problema: nessuno di noi volontari pensa che i rifugi non rispettino il benessere animale (per fortuna possiamo constatarlo di persona dal momento che le strutture non hanno mai impedito l’ingresso a noi volontari)”.

“Probabilmente, grazie alla nostra attività, conosciamo la realtà dei canili meglio del Sindaco stesso e dei funzionari di comune e Asl. Il problema principale oggi è che il comune ha chiuso i canili per problemi strutturali (non tali da pregiudicare il benessere animale), senza prima aver trovato una soluzione alternativa! Una città di più di 100mila abitanti non può non avere neanche un canile. Inoltre, ricordiamo che dal momento che l’ambulatorio ASL è ospitato all’interno di una delle due strutture oggi chiuse, attualmente ad Andria NON VENGONO EFFETTUATE PIU’ STERILIZZAZIONI (il che è folle data l’enorme entità del problema randagismo)!!!”

“E’ evidente che se non si sterilizza A TAPPETO il problema del randagismo ad Andria non potrà che aumentare ESPONENZIALMENTE (e speriamo che le istituzioni se ne rendano conto): per ogni cane che con enormi difficoltà cerchiamo di far adottare, a causa dei randagi non sterilizzati nasce una nuova cucciolata che si aggiungerà alla popolazione randagia sul territorio cercando di sopravvivere”.
Noi volontari cerchiamo di svuotare il mare con un cucchiaino: le nostre case sono sature di cani in cerca di adozione, ma le vite che riusciamo a salvare non sono che una piccolissima percentuale dei cani (non solo randagi, ma anche abbandonati) che vivono sul territorio cittadino”.

Altro problema: in mancanza di una struttura autorizzata in cui spostare i cani attualmente ospiti dei rifugi ai quali è stata revocata l’autorizzazione, quale sarà il destino di questi caniC’è l’ipotesi che vengano spostati fuori provincia (o addirittura fuori regione), con costi di trasferimento a carico della collettività, per non parlare del fatto che noi volontari dopo averli curati, seguiti e accuditi per anni, ne perderemmo le tracce. Altra scellerata ipotesi sarebbe la reimmissione sul territorio. Lasciamo immaginare ai cittadini cosa vuol dire reimmettere sul territorio oltre 250 cani che oggi sono detenuti in canile, per molti dei quali tra l’altro la reimmissione sarebbe un vero e proprio MALTRATTAMENTO, dal momento che dopo anni di vita in canile difficilmente sarebbero in grado di cavarsela da soli per strada, per non parlare del fatto che molti cani sono anziani e malati che necessitano di terapie impossibili da somministrare se venissero reimmessi sul territorio”.

“Su questi reali problemi avremmo voluto delle risposte concrete!” – conclude la volontaria animalista andriese.