Regolamento dehors ad Andria, Confcommercio e Confesercenti chiedono moratoria

La Confcommercio e la Confesercenti chiedono al commissario prefettizio di Andria, Gaetano Tufariello, una moratoria nell’applicazione del nuovo regolamento sui dehors:

L’istanza è emersa in un’assemblea che si è svolta nei giorni scorsi nella sede della Confcommercio di via Nicola Pisano ad Andria alla presenza di un folto numero di commercianti e nasce dalla convinzione che “trovandosi in pieno periodo estivo e di forte lavoro i tempi previsti per la prima applicazione delle nuove norme si preannunciano relativamente brevi. Inoltre, gli operatori vorrebbero incontrare il commissario per concordare in concreto tempi e modalità per l’eventuale dismissione di strutture già esistenti al fine di evitare conseguenti sanzioni che inasprirebbero ancora di più il forte momento di crisi. Queste richieste sono contenute all’interno di una pec che stamattina le associazioni hanno inviato al Comune” – fanno sapere. 

All’assemblea che si è svolta il 4 luglio scorso, oltre agli operatori, hanno partecipato anche professionisti andriesi e gli ex assessori allo sviluppo economico Maria Teresa Forlano e Pierpaolo Matera. Nell’incontro intitolato “Dehors – servizio allo sviluppo del Turismo o mostruosità burocratica?” si è fatta una analisi tecnico-politica del nuovo regolamento adottato, con deliberazione n. 3 del 1° Luglio 2019 (in pubblicazione sull’Albo Pretorio dal 2 al 17.07.2019). Il delegato di Confcommercio Andria, Claudio Sinisi ed il direttore di Confesercenti Bat, Mario Landriscina hanno aperto la discussione introducendo alcuni temi caldi ed aspetti tecnico – politico – sindacali sulla intricata e complessa problematica che sta coinvolgendo da tempo il settore imprenditoriale della filiera turistica del territorio e dell’intera Regione.

Landriscina più che focalizzarsi sugli articoli del regolamento si è soffermato sulle procedure amministrativo – burocratiche seguite che anno portato all’approvazione delle regole sui dehors. A tal proposito, ha ricordato che un anno fa lui stesso, in una audizione presso la IV Commissione Consiliare della Regione Puglia, aveva avuto modo di illustrare le difficoltà enormi che le imprese pugliesi, tra cui quelle della Bat, stavano incontrando nei rilasci delle autorizzazioni per dehors nei centri storici e su aree demaniali dei comuni costieri che cozzavano sulla esigenza, garantita dalle leggi dello Stato, nell’esercizio d’impresa. Serve invece:

Certezza nelle procedure burocratico – amministrative da seguire nelle richieste e nei rilasci delle autorizzazioni con relativa semplificazione massima di quelle complesse esistenti;
Tempi brevissimi e celerità da osservare nelle procedure sopra descritte, con previsione di sanzioni a carico dei responsabili degli Uffici competenti dello Stato, Regioni e Comuni;
Unificazione ed adozione delle procedure secondo gli standards previsti dalla normativa sugli Sportelli Unici con standardizzazione ed omogeneizzazione delle stesse e con costi ridottissimi per tutti i Comuni della Regione Puglia. Ciò in virtù della realizzazione di una “offerta qualitativa di servizi al turismo” che le imprese stanno tentando da tempo di sviluppare (attraverso ingenti investimenti nelle strutture), per rispondere anche alla richiesta avanzata da studi ed analisi politiche sul turismo, venendo incontro all’esigenza inderogabile di sfruttare al meglio le potenzialità turistiche della Puglia e delle città d’arte e di mare. In quella sede si posero sul tavolo una serie di nodi interpretativi da sciogliere (emanando leggi e circolari agevolative ad hoc) sulle normative di carattere edilizio urbanistico come, ad esempio, la problematica dei “permessi a costruire”; sulla necessità di presentare calcoli sulla staticità dei dehors; sulla necessità di chiarire l’applicabilità delle procedure agevolate previste dal recente DPR 31/2017 (recante l’individuazione di interventi esclusi dalla autorizzazione Paesaggistica o sottoposti a procedura semplificata) anche alle autorizzazioni (volgarmente dette Monumentali) previste per occupazioni in vie e piazze di interesse storico disciplinate dal Testo unico dei beni Culturali (D. Lgs. 42/2004). Per quanto riguarda la città di Andria Sinisi e Landriscina hanno sottolineato il ruolo di Confcommercio e Confesercenti nel rivendicare l’esigenza delle imprese di avere “certezza, trasparenza, celerità e chiarezza” per l’esercizio delle attività turistiche in una fase storica fatta di crisi economica strutturale dei settori produttivi tradizionali. Ad Andria, più che altrove:

“Il Codice dei Beni Culturali va applicato nella sua interezza per cui, se è vero che l’art. 21 prevede di acquisire il parere preventivo della Sovrintendenza, è altrettanto vero che l’art. 52 del citato Codice fa riferimento ad una Intesa tra MIBAC, Regione e Comune che non può procrastinarsi ancora a chissà quale data da destinarsi, visto che la legge è datata 2004; come anche se si parla di un “accordo” tra Pubbliche Amministrazioni con funzioni concorrenti previsto dall’art. 15 della Legge 241/90, come mai nessuno di codesti Enti si è mai affrettato ad adempiere? Sicuramente, fra questi Enti l’iniziativa potrebbe anche esser presa dalla stessa Sovrintendenza;
E’ lecito chiedere le motivazioni per cui la Sovrintendenza (ed alcuni Uffici Comunali) nel ribadire con forza l’applicazione di alcune norme specifiche del Codice dei Beni Culturali in alcuni luoghi specifici (vedi Ambito 3), non usino la stessa attenzione e solerzia rivolta ai dehors quando si tratta della edificazione di interi palazzi moderni?
A chi spetta, in genere, e dunque anche in casi spinosi come la competenza sulla approvazione di atti Regolamentari, la Sovranità del Governo del Territorio di una Città? Al Consiglio Comunale od alla Sovrintendenza?
Ancora, prosegue il dott. Landriscina, è lecito porsi un interrogativo su come mai ad Andria il commissario straordinario prende la decisione di revocare un provvedimento di Consiglio Comunale, per di più recentissimo, come l’approvazione di un regolamento dehors di gennaio 2019? Tutte queste domande possono giustificare un legittimo ricorso al TAR affinchè si diano certezze alle imprese del turismo che chiedono unicamente di lavorare con serenità, senza essere trattate da abusive, al fine di salvare il loro diritto alla libertà d’impresa? Confcommercio e Confesercenti stanno verificando con i propri legali la possibilità di ricorrere al Tar” – fanno sapere le sigle.