Salvatore Borsellino e Saverio Masi ad Andria parlano della trattativa Stato-Mafia: i VIDEO

Sono state davvero commoventi le parole di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, durante un incontro organizzato dalla Casa Accoglienza “Santa Maria Goretti” di Andria dal titolo. “Povertà e Legalità: Ho un debole per i deboli – Menti raffinatissime” presentato da Giuseppe Leonetti e don Geremia Acri e al quale ha partecipato anche Salvatore Masi. Borsellino, con delle semplici parole è riuscito a raccontarci la commovente storia di un giudice che sapeva di avere i giorni contati ma che nel mentre scrisse “sono ottimista” quasi a testimoniare il fatto che, attraverso il suo sacrificio, il popolo italiano avrebbe di li a poco a poco avvistato uno spiraglio di luce, delle informazioni utili per completare quel mosaico che i poteri forti ancora oggi cercano di distruggere.

Qui sotto il video dell’intervento integrale di Salvatore Borsellino, vi consigliamo non solo di guardarlo ascoltando con attenzione le sue parole, ma soprattutto di diffondere queste informazioni per permettere alle nuove generazioni di continuare a battersi per la Giustizia, per la legalità e quindi per quello Stato che dovrebbe rappresentare anzitutto noi cittadini. Il VIDEO con l’intervento di Paolo Borsellino, registrato dalla redazione di VideoAndria.com nel corso dell’incontro svoltosi ad Andria (a seguire, a fine articolo, il video con l’intervento del Maresciallo dei Carabinieri Saverio Masi):

 

Uno Stato che non vuole, e non ha voluto in passato, arrestare il superlatitante Matteo Messina Denaro così come è accaduto prima ancora con un altro capomafia illustre, il corleonese Bernardo Provenzano. Questa l’impressione che si ha nell’ascoltare il racconto del maresciallo capo Saverio Masi, tempo fa investigatore a caccia dei latitanti e oggi caposcorta del pm Nino Di Matteo che indaga sulla trattativa Stato-mafia.

Scriveva Paolo Borsellino nel 2013 sul Fatto Quotidiano: “Quest’uomo ha investigato per anni la criminalità organizzata, prima la camorra a Napoli e poi la mafia a Palermo, molto spesso utilizzando auto private, pagando la benzina e le riparazioni necessarie di tasca sua; deve ancora compilare decine e decine di richieste di rimborso che spettano ai carabinieri che rimangono oltre un certo limite di ore lontano dalla città dove prestano servizio, per un ammontare complessivo che supera di gran lunga i centosei euro della multa da cui è scaturito questo processo penale. Rimborsi che Masi non ha mai avuto intenzione di chiedere. Possiamo credere che sia diventato tutto ad un tratto così attaccato ai soldi da commettere dei reati che gli avrebbero fatto rischiare la destituzione da un lavoro che, per sua stessa ammissione, ama? La seconda considerazione è relativa alla figura di testimone di Saverio Masi che, depose il 21 dicembre 2010 nel processo contro il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu per la mancata cattura di Bernardo Provenzano e che deporrà nel da poco aperto processo per la trattativa Stato-mafia per riferire, come si legge nella lista testimoniale della procura, sugli “ostacoli incontrati nell’ambito della sua attività investigativa finalizzata alla cattura di Bernardo Provenzano”.

Ma la considerazione più importante che ci sentiamo di fare riguarda l’ipocrisia di uno Stato che costringe i suoi servitori ad uscire fuori dalle “regole” (che, a quanto sembra, ad esempio, ha utilizzato autovetture private per assenza di disponibilità o per ragioni di “sicurezza”) per continuare ad arrestare latitanti abbandonando di fatto invece gli onesti al loro destino, per una ragione o per un’altra, queste procedure ufficiose diventano oggetto di azioni disciplinari o, peggio, penali. VIDEO: