Salviamo il Teatro Astra di Andria: firma anche il Vescovo Mansi. Il prof. Suriano non si lascia intimidire dalle critiche

I punti di raccolta ufficiali restano due: il “Gran Bar La stella” in via De Gasperi, 13 e l’Associazione “Comunità dei braccianti – sez. don Riccardo Zingaro” in p.zza Duomo, 13.

Le firme raccolte fino a domenica 5 marzo 2017 sono esattamente 6.146. Tra i firmatari anche S.E. mons. Luigi Mansi, Vescovo di Andria, il quale con entusiasmo ha accolto l’invito del prof. Riccardo Suriano, in visita ufficiale nei giorni scorsi presso la Casa vescovile.

Il CO.ADO. – Comitato cittadino adozione del 1° Vicolo San Bartolomeo – la via di Andria più piccola del mondo (referenti principali: prof. Riccardo Suriano, esperto di storia locale, Savino Montaruli, presidente dell’Associazione “Io Ci Sono!” e Vincenzo Santovito della Libera Associazione Civica L.A.C.) ringrazia tutti i cittadini, le associazioni, i circoli, le scuole, le parrocchie che hanno aderito alla iniziativa.

Ultimamente alcuni hanno espresso perplessità sulla battaglia del prof. Suriano, soprattutto in merito alle reali possibilità fisiche ed economiche nonché burocratiche di poter ripristinare l’utilizzo dello storico teatro. Per il prof. Suriano queste problematiche non sarebbero impossibili da risolvere se a sostenere la causa ci fossero imprenditori o fondi in grado di sostenere le risorse. Altra questione problematica potrebbe rivelarsi quella fruibilità da ambo i lati dell’edificio nonché dei numeri dei posti a sedere che andrebbero adattati alle attuali condizioni legislative in merito alla sicurezza.

Tuttavia risulta importante da tenere a mente che in altri contesti culturali non certamente più grandi di dimensioni del Teatro Astra (come la restaurata Officina di San Domenico), gli eventi di carattere culturale non sono certo pochi e dimostrerebbero che il riutilizzo di un edificio piuttosto che la cementizzazione selvaggia potrebbero essere l’ennesima risposta “eco-friendly” sia alla mancanza di un teatro cittadino che al “riciclo creativo” di edifici che meritano certamente di una seconda vita piuttosto che l’abbandono definitivo.

Un modus operandi tutto sommato anche condivisibile dalla “psicologia” dell’attuale amministrazione se pensiamo anche alla rinascita degli storici edifici che oggi ospitano la grande Biblioteca Comunale, come anche i lavori per l’ex mattatoio che anche in quel caso potrebbero o dovrebbero ospitare spazi dedicati alla cultura e all’arte. Nulla di impossibile quindi.

Tornando discorso dell’abbandono del Teatro Astra, potremmo citare il drammatico finale del film ccapolavoro “Nuovo Cinema Paradiso“. In quel caso a morire metaforicamente era il monopolio cinematografico, contrastato dalla tv, mentre per quanto riguarda il teatro questo non è assolutamente considerabile come un settore in decadenza anzi, andrebbe riscoperto dalle giovani generazioni che sempre più spesso, nonostante una preoccupante presenza di analfabetismo culturale, in molti altri casi dimostrano grande interesse, talento e curiosità nel voler riscoprire il teatro.

La speranza, unita a fatti concreti potrebbe quindi offrire grandi possibilità e quelle oltre 6100 firme indicano una volontà popolare abbastanza chiara.

“Andria è l’unica città di oltre centomila abitanti in Italia, in Europa e nel mondo priva di un teatro pubblico” – fanno sapere i promotori della raccolta firme.