Seu, nel 2013 il batterio fu trovato nei depuratori di Andria e Bisceglie

Negli ultimi giorni sono in corso le indagini sul triste e misterioso caso della morte di una bambina di Corato, avvenuta a Bari qualche ora dopo il ricovero. All’inizio si era pensato a latte non pastorizzato, mentre, dopo i controlli su prodotti caseari, carne e vegetali, l’attenzione si sta ora focalizzando su possibili fonti d’acqua inquinata da batterio (forse di acqua di pozzi artesiani). Il mistero si infittisce, eppure, pur non volendo diffondere inutili allarmismi, risulta importante ricordare un caso differente ma sempre interessato dalla questione Seu registrato in Puglia nel corso del 2013.

Nelle ultime ore, si è anche svolto un tavolo di crisi sulla sicurezza alimentare della Regione Puglia presieduto dal direttore del Dipartimento Politiche della salute e benessere sociale Giancarlo Ruscitti, svoltosi ieri pomeriggio alla presenza di rappresentanti della Asl Bari, del Policlinico, dell’Arpa Puglia, dell’Istituto zooprofilattico. Dall’incontro è stato chiarito che al momento non vi è alcun allarme contaminazione e che i casi già registrati risultano al momento isolati e sottoposti ad indagini approfondite.

Come riportavano alcune testate giornalistiche, nel 2013 vi ea già timore per i Casi di Seu la Sindrome Emolitico Uremica (SEU) associata a infezione da Escherichia Coli, diagnosticata in una ventina di soggetti nel periodo tra luglio ed agosto 2013, soprattutto bambini, tutti in Puglia.

La sindrome emolitico-uremica, abbreviata in SEU o HUS (dall’inglese Hemolytic-Uremic Syndrome) è una sindrome caratterizzata dall’associazione di manifestazioni patologiche a carico del sangue e dei reni, quali l’anemia emolitica, la trombocitopenia (anche detta piastrinopenia) e l’insufficienza renale acuta. Insieme alla porpora trombotica trombocitopenica, patologia con la quale condivide molte caratteristiche patogenetiche e le stesse lesioni microscopiche, rientra nel gruppo delle microangiopatie trombotiche. Nella maggior parte dei casi è preceduta da episodi di diarrea causati da un ceppo di Escherichia coli, per la precisione il ceppo VTEC 026 che produce verocitotossina. “Lo stesso trovato nelle acque di scarico dei depuratori di Andria e Bisceglie si legge in un articolo datato 2013 diffuso all’epoca da Il Corriere.

Scriveva il Corriere nel 2013: “i timori degli investigatori sono due: che il batterio sia presente in origine nella filiera alimentare e sia stato scaricato nei reflui che raggiungono i depuratori, i quali non sono riusciti a debellarli; che le acque di scarico del depuratore di Andria, che confluiscono nel canale Ciappetta Camaggio (che percorre circa 15 chilometri nei campi prima di finire in mare a sud di Barletta), possano essere state utilizzate abusivamente dagli agricoltori della zona e immessi nella filiera alimentare. Nell’inchiesta, a carico di persone da identificare, si ipotizzerebbe il reato di inquinamento ambientale. Due giorni fa il Ministero della Salute ha reso noto che il focolaio epidemico è «in marcato declino», il che suggerisce – secondo il Ministero – una «ridotta o forse cessata attività della fonte epidemica»”.

Precisazioni dell’epoca 2013 da Aqp sulla Gazzetta del Mezzogiorno: “Tuttavia – spiegavano ieri sera fonti dell’Aqp – ciò non è indice del cattivo funzionamento degli impianti quanto piuttosto della presenza del batterio a monte del sistema di depurazione. Poiché in zona non si sono mai rilevate infezioni umane, i liquidi contaminati dal batterio E.coli potrebbero essere stati scaricati nella fogna da allevamenti o da aziende che trattano carni, latte e derivati”.

Nonostante questo, i casi sarebbero scollegati e il caso del 2013 non dovrebbe avere a che fare con quello del 2017. O almeno così sembra. In ogni caso, sarebbe opportuno ricordare a tutti queste situazioni spiacevoli, soprattutto a chi sottovaluta la questione ambientale.