Si è concluso il quarto appuntamento del corso zoofilo organizzato dall’Associazione Nazionale Ambiente Federiciana Verde Onlus

corsisti1Si è concluso il quarto appuntamento del CORSO DI FORMAZIONE PER OPERATORI ZOOFILI (BAT), organizzato dall’Associazione Nazionale Ambiente e/è Vita Puglia & CPA Nat. Federiciana Verde Onlus. Il Dott. Michele Cannone, Dirigente Medio dell’ASL BAT3, del Dipartimento di Prevenzione presenta gli argomenti sull’inquinamento Ambientale e problemi che si manifestano nel genere agroalimentari. L’argomento trattato ha attirato l’interesse e l’attenzione dei giovani allievi guardie Zoofile, perchè era di interesse comune oltre a quello di sicurezza per la prevenzione.
michele-cannoneIl Dottore Cannone, ha iniziato a presentare un argomento di primaria importanza, quello dei Prodotti fitosanitari classificati come: MOLTO TOSSICI, TOSSICI e NOCIVI che vengono utilizzati per i TRATTAMENTI Irroranti. Questi poi, se non preventivati il loro utilizzo, vanno a finire nei cibi che troveremo poi sulla tavola.

“Prima dei più recenti “disastri” alimentari (metanolo, diossina, atrazina, mucca pazza) noi consumatori siamo rimasti perlopiù indifferenti. Con il silenzio abbiamo consentito che le industrie dilatassero a dismisura i loro profitti, inquinando sempre più il nostro cibo. Qualcosa sta cambiando, ma dobbiamo conoscere meglio il problema. Questa lezione, frammentaria e incompleta, è solo una “passeggiata”, per meditare.”
Quando si utilizzano questi Fitofarmaci, occorre tenere presente la loro scheda di informazione allegata, dove troviamo anche i vari rimedi nel caso che possa accadere quello che non deve accadere, cioè l’utilizzo eccessivo e/o il sversamento nell’ambiente che va a finire prima sulle culture Agricole e Orticole e poi nelle falde acquifere.
Molte domande vengono spontanee: –
Siamo ciò che mangiamo”. Ma cosa mangiamo? Cominciamo col constatare che il nostro cibo quotidiano è pieno di orrori: additivi, farmaci, pesticidi, impurità e anomalie biologiche.
“Tutto ciò è inevitabile – dicono gli esperti – se vogliamo mantenere le nostre abitudini alimentari e un elevato tenore di vita: la grande disponibilità di carni e verdure tutto l’anno non può fare a meno delle tecniche di allevamento e agricoltura intensivi.” Ma a quale prezzo?
Risulta che ogni anno, assieme al “normale” cibo, mandiamo giù più di 12 Kg di sostanze chimiche… Se anche non fossero tossiche – e lo sono – si tratta comunque di sostanze innaturali, che costringono fegato e reni ad un superlavoro per eliminarle! Chi garantisce la loro innocuità?
Il Ministero della Sanità ci fornisce le liste degli additivi consentiti e “sicuri”, e noi dovremmo perciò essere tranquilli: però da trenta anni queste liste vengono aggiornate, cancellando ogni volta una o più sostanze precedentemente dichiarate sicure. Quindi, chi può escludere che in futuro le nuove scoperte riveleranno rischi oggi ancora ignoti? Intanto sappiamo che molti additivi non sono in sè direttamente dannosi, ma lo diventano interagendo con altre fra le centinaia di migliaia di sostanze presenti nell’organismo, moltissime delle quali sono ancora poco o nulla conosciute… Spesso si sente dire: “...l’Italia ha leggi severissime, siamo ben protetti...” Siamo sicuri di questo? Molti esperti ritengono che i pericoli alimentari sino molto sottostimati dagli stessi scienziati. Di conseguenza le leggi fatte con i dati da loro forniti, sono insufficienti. Se a questo aggiungiamo l’onnipresente corruzione dei vari livelli della politica, ci accorgiamo che non siamo affatto ben protetti…È sempre bene non fidarsi troppo di quello che “è permesso per legge”, per questi motivi:
I legislatori si basano sui rapporti elaborati da commissioni scientifiche, e la scienza non sa “tutto”. Gli interessi in gioco sono enormi, e le eventuali “mazzette” lo sono anch’esse, in proporzione. Sia gli scienziati che i politici sono uomini come altri, quindi fallibili e corruttibili. Quando una sostanza chimica è riconosciuta come sospetta, per evitare danni economici alle povere imprese si preferisce quasi sempre adottare un “periodo di transizione” per smaltirne le scorte. E la transizione la “assorbiamo” noi… L’agricoltura intensiva è la maggiore responsabile dell’avvelenamento collettivo: si usano quantità terrificanti di pesticidi, anticrittogamici, concimi sintetici, diserbanti, e altro. Perchè accettiamo tutto questo? Molti di noi ne farebbero volentieri a meno… Ma la grande industria ce lo impone. Se tutti noi boicottassimo le grandi industrie rifiutando i loro prodotti innaturali, prima o poi dovrebbero per forza cambiarli…
martiradonnaIn Italia sono attualmente in commercio 35 tipi di pesticidi che secondo la severissima EPA (l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente) sono considerati cancerogeni, eppure da noi sono venduti e usati tranquillamente. Inoltre, 36 “principi attivi” presenti nei pesticidi “consentiti” da giardino, sono pericolosi per gli animali e per l’uomo, compresi pesci, uccelli, insetti, batteri del suolo, ecc.
Il grosso pericolo è l’accumulo: i molti veleni sono dilavati dall’acqua e finiscono nelle falde acquifere, come accadde con l’atrazina. I veleni dall’acqua ritornano nelle piante, poi negli erbivori, e via via all’insù, negli animali superiori, ai vertici della catena alimentare: qui si concentrano sempre più schifezze… e noi alla fine ce li mangiamo, tutti contenti…
Proprio per coloro che vorremmo maggiormente protetti, ossia i bambini, il rischio è più alto, a causa dei residui di fitofarmaci e nitrati che rimangono negli alimenti. Poiché i bambini assumono una quantità maggiore di calorie per peso corporeo, il rischio di accumulo di contaminanti tossici è più grande: all’età di sei anni i bambini possono aver superato di 10 volte il limite ritenuto accettabile per il rischio di cancro.
corsisti-docentiSI RITORNERÀ SU QUESTO ARGOMENTO sempre trattato dal Dott. Michele Cannone – IL 29 NOVEMBRE DALLE ORE 19 ALLE 21. La prossima settimana il 15.11.16 si concluderanno gli argomenti della 157/92 e la Legge 27/98, tutta sulla fauna protetta e particolarmente protetta. Argomento trattato dal Prof. Francesco Martiradonna.

Durante il corso il Prof. Francesco Martiradonna ha presentato il Ramarro della nostra terra ITALIA e per questo viene indicato come Ramarro Occidentale, a tutti gli allievi Guardie Particolari Giurate Zoofile dell’Associazione Nazionale Ambiente e/è Vita & CPA Nat. Federiciana Verde Onlus.
ramarroIl Ramarro è la sentinella del nostro territorio che indica con la sua presenza che lo stato di salute della regione, zona, luogo, suolo, terra è in condizioni ottime, cioè presenta un ambiente sano.
“Ricordo quando ero piccolo racconta Martiradonna-  il padre di mia madre, Nonno Giovanni, mi portò un ramarro al guinzaglio che aveva catturato nelle campagne di Via Garibaldi era il 1956. Questo stava a presagire che il Ns Ambiente era salubre”

Il ramarro (Lacerta viridis/bilineata) è un tipico e inconfondibile abitante dei nostri boschi e delle nostre campagne. Grossa e robusta lucertola di colore verde brillante con ventre giallo. Il maschio ha una fine punteggiatura nera sul dorso ed è lungo fino a 35 cm. La gola e il muso dei maschi sono azzurri nel periodo riproduttivo. La femmina è poco più piccola, di colore verde meno brillante e presenta due o quattro strie longitudinali chiare affiancate da punteggiature scure. Invertebrati, principalmente insetti. Si nutre di prede più grandi delle altre lucertole con le quali convive. Mangia anche frutti e occasionalmente piccoli vertebrati. Italia, Francia, Spagna e dintorni. IUCN map. In primavera, la stagione degli accoppiamenti, i maschi diventano particolarmente aggressivi e territoriali. Le femmine depongono fino a 20 uova. Prati con vegetazione fitta dove rifugiarsi, boschi assolati. Lo si rinviene spesso presso le zone umide.

Il ramarro è un animale diurno ma non ama le giornate troppo calde. Se molestato si difende mordendo ma i morsi sono poco dolorosi e assolutamente non velenosi. Sembra che in cattività possa vivere sino a venti anni. E’ predato da alcune specie di grossi serpenti come i biacchi e le biscie. Un tempo tutti i ramarri europei erano considerati come un’unica specie: lacerta viridis. Oggi si preferisce chiamare i ramarri dell’Europa dell’ovest come Ramarro occidentale (Lacerta bilineata) e quelli dell’Europa dell’Est Ramarro orientale (Lacerta trilineata e Lacerta viridis). In Italia ha ancora una buona diffusione anche se è in declino rispetto al passato. Questa specie è ovipara: dopo essere state fecondate le femmine depongono delle uova con guscio in un rifugio nascosto. Dalle uova nascono individui simili agli adulti in miniatura già capaci di cacciare autonomamente che non hanno alcun rapporto con i genitori. La temperatura del suo corpo è uguale a quella dell’ambiente circostante (specie ectoterma). Per regolarle la temperatura quindi deve adottare un comportamento specifico. Se sente freddo si sposta in zone più calde o al sole (comportamento detto basking). Se invece sente caldo si sposta in zone più fresche, all’ombra, nelle fessure del terreno o tra i cespugli.
DIFESE:
– Mimetismo. Una delle sue principali difese è il mimetismo infatti la sua colorazione riprende la colorazione dell’ambiente per non farsi facilmente scorgere dai predatori, specialmente quando rimane immobile.
– Corsa. Se però si accorge di essere in pericolo fugge velocemente con uno scatto repentino.
– Nascondiglio. In realtà gli individui di questa specie si allontanano raramente dalle loro tane, nelle quali fuggono se spaventati.
– Coda. La sua coda, se tirata, si spezza in un punto preciso (autotomia) e continua a muoversi autonomamente. Questo le consente la fuga da un eventuale predatore. In seguito essa si rigenera nel giro di alcune settimane: la nuova coda avrà una colorazione diversa dalla precedente e sarà leggermente più tozza.
– Morso. Se viene catturata e non ha via di scampo può aprire la bocca in modo minaccioso o infliggere dei morsi totalmente innocui per impressionare il predatore. Il ramarro occorre tutelarlo anche perchè per certi versi sembra un lucertolone della Preistoria e ci fa capire com’era il Ns. territorio migliaia e migliaia di anni fa.

Il Presidente Provinciale & Responsabile
Nucleo delle GPGV IVEA
Prof. Francesco Martiradonna