Svastica sulla Cattedrale di Andria, Cgil Bat: “Serve un moto di indignazione generale”

“Un gesto inaccettabile che assume una connotazione ancora più insopportabile perché accaduto a pochi giorni della Giornata della Memoria. Preferiamo pensare che il gesto sia stato compiuto da qualcuno che non aveva neanche la più pallida idea di cosa stesse rappresentando perché al contrario la cosa ci preoccuperebbe molto perché sarebbe il frutto dell’esasperazione verbale e simbolica di un certo modo di fare politica che trova momenti di emulazione in atti simili. La svastica sulla Cattedrale di Andria deve spingere noi tutti, parti sociali, cittadini e amministratori pubblici, ad un moto univoco di indignazione”, commenta Biagio D’Alberto (segretario generale della Cgil Bat) in merito alla presenza di una svastica disegnata sul Duomo di Andria (poi subito cancellata):

“Il ripetersi di un linguaggio pervaso di odio e violenza è un fatto che non può essere più tollerato ma va stigmatizzato in ogni sua forma. Siamo convinti che certe culture politiche che sono state messe al bando dalla nostra Costituzione trovano terreno espositivo anche a causa dell’atteggiamento tollerante di una parte delle forze politiche presenti in Parlamento. Qualche volta c’è anche il gesto di qualche balordo che magari neanche sa cosa si celi dietro la rappresentazione eclatante di una svastica, altre volte invece si portano allo scoperto sentimenti nascosti e proibiti che il modello di dibattito politico spesso tollera. Ed è questa la cosa ancora più preoccupante. Per fortuna una ventata di aria fresca si comincia a respirare nelle piazze in cui tanti giovani stanno tentando di recuperare uno spazio politico che evidentemente era rimasto vacante e che nessuno riusciva più a riempire. Per fortuna c’è chi torna ad impadronirsi delle piazze spinto dai valori dell’antifascismo, contro il razzismo e a favore dell’uguaglianza, della giustizia sociale e della solidarietà. Tutti principi saldamente scritti nella nostra Costituzione e ancorati ad un modello di democrazia partecipata che deve essere il modello ispiratore per tutti”, conclude D’Alberto.