
«Dopo aver trascorso alcuni giorni ad Andria per motivi familiari, ho
letto su VideoAndria.com del 17 corrente mese le segnalazioni avanzate da politici, cittadini e perfino da esponenti ecclesiastici sulla crescente pericolosità stradale causata dalla guida sconsiderata di giovani su biciclette e monopattini elettrici. Desidero sottoscrivere pienamente tale appello. Sono stato testimone oculare della condotta di molti adolescenti che, in bicicletta o su monopattini elettrici privi di luci, zigzagavano tra le auto, sorpassavano sulla destra sfiorando automobili e marciapiedi, in un modo da far venire la pelle d’oca per la loro sicurezza e per quella degli altri utenti della strada» – osserva in una email il Cav. Salvatore Porro (Consigliere comunale di Trieste di origini andriesi) incentrata sulla sicurezza stradale nella città di Andria. Nella lettera, Porro ha quindi proseguito:
«La Famiglia resta la vera pedagogista»
«Le Forze dell’Ordine, già quotidianamente impegnate nella prevenzione e nella repressione dei reati – dalla microcriminalità alla criminalità organizzata – durante il normale servizio d’istituto procedono inoltre a contravvenzionare, sottoporre a sequestro e disporre il fermo amministrativo dei mezzi elettrici non in regola con il Codice della Strada (CdS). Anche le istituzioni – Amministrazioni, Scuole, Associazioni – collaborano attivamente con Parrocchie e Famiglie per educare alla sicurezza stradale, attraverso centinaia di incontri rivolti a ragazzi, adolescenti e giovani. La Famiglia resta però la vera pedagogista della vita dei figli in ogni ambito: è in famiglia che si insegnano le regole fondamentali, come attraversare sulle strisce pedonali guardando prima a destra e poi a sinistra; come dare il buon esempio rispettando personalmente le norme, i limiti di velocità, non passare con i semafori pedonali e veicolari col “rosso” ; come indossare il casco in moto; come utilizzare correttamente i dispositivi di sicurezza per i bambini, ricorrendo a seggiolini omologati e adeguati a peso e altezza; come allacciare sempre le cinture di sicurezza, sia per gli adulti sia per i bambini che hanno raggiunto l’età prevista; e ancora, come evitare il consumo di alcolici prima e dopo la guida, o fermarsi in un’area di sosta al primo segno di stanchezza» – ha aggiunto l’andriese-triestino che ha quindi concluso:
«Il comportamento dell’adulto diventa un modello che il bambino tenderà ad imitare»
«Biciclette e motorini elettrici, essendo agili e poco ingombranti, riescono a infilarsi ovunque, raggiungendo luoghi non accessibili ad altri veicoli. La tentazione di zigzagare tra il traffico, sfidando automobilisti bloccati negli ingorghi, o di imboccare sensi vietati è forte, ma altrettanto pericolosa per loro stessi e per gli altri. Esiste poi la dimensione “regolativa”, fatta di esortazioni generiche, e quella dell’“esempio dei genitori”: vi è chi, sbagliando, lascia che il figlio si sieda sulle proprie gambe facendogli “guidare” l’auto, come se fosse Niki Lauda, senza comprendere che il comportamento dell’adulto diventa un modello che il bambino tenderà ad imitare. Ugualmente errato è pensare che il figlio possa cavarsela da solo senza una guida responsabile. È molto più efficace, nel rapporto educativo, spiegare ai figli le ragioni delle regole, ascoltare i loro pensieri e discuterne insieme, aiutandoli a comprendere percorsi e decisioni, così da diventare adulti consapevoli e responsabili. Vorrei condividere un episodio accaduto a un mio collega con il figlio sedicenne. Al termine del turno di servizio sulle Volanti del 113, mentre rientrava a casa, lo incrociò alla guida dello scooter, intento a “impennare”. Giunto a casa, chiese al ragazzo come avesse trascorso la serata in moto con gli amici, aggiungendo: «Spero che tu non abbia fatto cazzate». Il figlio rispose: «No papà, tutto regolare». Più tardi, quando il giovane si addormentò, il padre scese in garage, smontò la ruota anteriore dello scooter e la nascose. La mattina seguente, il ragazzo trovò il mezzo privo della ruota e corse subito dal padre dicendo: «Papà, mi hanno rubato la ruota!». Il padre rispose: «Non te l’hanno rubata. L’ho tolta io. Ieri ti ho visto impennare: visto che la ruota anteriore non ti serve, l’ho staccata». Il ragazzo andò a piedi al lavoro per un mese. Alla fine si scusò con il padre, promettendo che non avrebbe più guidato lo scooter in quel modo. Ecco: talvolta i genitori devono assumere decisioni forti, ma sempre spiegandone i motivi. Questo può davvero salvare la vita dei propri figli» – ha concluso il Cav. Porro che salutiamo con affetto dalla sua amata Andria.
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