
Nel periodo dedicato ai defunti, il Sindaco di Andria ha ricordato sui social una particolare tradizione, oramai andata perduta tra i più giovani ma ancora viva nei ricordi dei più grandi. Un aspetto particolarmente affascinante di queste celebrazioni era infatti l’usanza del canto dei bambini che, riunendosi la sera, percorrevano le strade della città intonando dolci nenie. Questi gruppi di ragazzi, nel loro entusiasmo innocente, cantavano:
“Addij addii a l’urt, ascenn l’alm d’ l’ murt, c’na’ la vu dè, mou la vengh a begghiè”.
Questa melodia, tramandata nel dialetto locale andriese, era accompagnata dal suono di un rudimentale strumento musicale chiamato “u zinnannè”. Realizzato con i fondi in stagno dei lumini votivi o con scatolette di lucidi per scarpe, questo strumento rappresentava l’ingegnosità dei bambini e la loro avidità di festeggiare. Ogni colpo sulla scocca metallica produceva un suono unico che si mescolava ai canti gioiosi. I ragazzi bussavano alle porte dei parenti e degli amici, portando con sé il loro spirito festoso. In cambio dei loro canti, le famiglie erano solite regalare castagne, mandorle e fichi secchi, dolci ricompense che riempivano le loro tasche e i loro cuori. Questo scambio non era solo un gesto di generosità, ma anche un modo per celebrare la comunità e i legami familiari. La serata del primo novembre, però, era dedicata a un rito più solenne:
La Tavola dei Morti:
La tavola dei morti. All’interno delle case veniva preparata una mise en place speciale, imbandita con ogni frutto di stagione. La credenza popolare sosteneva che durante la notte i defunti tornassero a casa per consumare ciò che era stato preparato per loro. Questo gesto dimostrava un profondo rispetto per i propri antenati, onorando il loro ricordo attraverso la condivisione della tavola. A partire dal 2 novembre, la città si trasformava in un luogo di pellegrinaggio quotidiano al Campo Santo. I residenti, animati da un sentimento di devozione, si recavano in visita ai propri cari scomparsi, mantenendo vive le tradizioni e i ricordi. Questo atto di visitare le tombe rappresentava non solo un tributo ma anche un momento di riflessione e di connessione con le proprie radici. È grazie a coloro che trasmettono queste tradizioni che le nuove generazioni possono ancora vivere e comprendere il significato di questi momenti. La memoria di Andria è custodita con amore e rispetto, un patrimonio culturale che merita di essere celebrato e valorizzato. Occorre ricordare che già nel 2019 la Pro Loco di Andria aveva diffuso un breve filmato che documentava la realizzazione del “u zinnannè” con un link diffuso sui social che riportiamo qui sotto:
Fonti:
#andria #storia
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