Tutte nella BAT le cinque discariche pericolose per la salute: rischio sanzioni dall’Unione Europea – VIDEO

Ci sono cinque discariche pugliesi, tutte nella Bat, tra le 44 messe sotto accusa dall’Unione Europea perché costituiscono un rischio per la salute. Per questo l’Italia è stata deferita, il 17 maggio scorso, alla Corte di Giustizia e rischia una pesante sanzione pecuniaria.

Sono finite infatti nella mappa delle 44 discariche da chiudere e da bonificare due discariche nel territorio di Andria, una a Canosa di Puglia, l’altra a Bisceglie e l’ultima, ovviamente, la nota discarica di Trani oggetto di condanne, indagini e di disastro ambientale.

E se nei giorni scorsi chi come gli attivisti del Comitato Bene Comune di Trani con non poche fatiche sta cercando di mettere in guardia i cittadini temendo una riapertura della discarica di Trani, dall’altra parte ci sono le minacce di ulteriori sanzioni dell’Unione Europea (a tal proposito ci chiediamo perché l’UE non finanzia progetti di bonifica piuttosto che richiedere sanzioni) e la proposta fattibile della raccolta differenziata abbinata ad una esaustiva Strategia Rifiuti Zero, l’unica che nei fatti potrebbe aiutarci a chiudere definitivamente le discariche dell’intero territorio nazionale. L’annosa questione delle discariche nella BAT è stata riportata anche dal servizio televisivo locale che linkiamo qui sotto:

In diversi comuni della BAT, in primis Andria ma anche Barletta e Bisceglie, la raccolta porta a porta è realtà. Eppure i controlli non risultano sufficienti considerando che una parte dei cittadini preferisce ancora non praticarla se non addirittura commettere lo stupido atto di abbandono dei rifiuti. In questi ultimi giorni la situazione si è ulteriormente aggravata se consideriamo che al fenomeno dell’abbandono (reato ambientale e che prevede anche pesanti sanzioni) va ad aggiungersi quello dell’incendio per la distruzione degli stessi. Fiamme che hanno distrutto interi ettari di campagna e che comportano il propagarsi di diossina, fumi altamente nocivi per la nostra salute. Insomma, la politica deve fare molto di più, ma anche molti cittadini andrebbero rieducati.

La strategia Rifiuti Zero, oltre ad essere spesso promossa anche da attivisti ed associazioni locali, è stata già applicata in numerosi comuni italiani e numerose città del mondo, con risultati più che positivi. Proprio alcuni mesi fa fu Rossano Ercolini (promotore italiano dell’iniziativa Zero Waste Europe) ricordare l’importanza di questa strategia.

Persino alcuni prodotti considerati nella nostra terra difficilmente non riutilizzabili, come ad esempio i gusci d’uovo: in realtà potrebbero essere riciclati addirittura per il settore edilizio. Al contempo, i fondi caffè possono essere riutilizzati per produrre funghi in casa. Le plastiche gettate possono essere utilizzate per produrre veicoli. Nel tra la BAT e il barese esistono aziende che riutilizzano pneumatici usati per produrre materiale per la costruzione di strade e/o per la stampa in 3D. In realtà è una questione di mentalità e di creatività: dai rifiuti è possibile creare occupazione, sostenibilità e conservare l’ambiente in cui viviamo e quindi la nostra salute. Ovviamente se da parte degli enti locali e nazionali ci fossero incentivi sarebbe tutto molto più semplice.

Di questo se ne era discusso ampiamente in un reportage Rai che lilnkiamo qui sotto (a tal proposito invitiamo tutti a leggere questo interessante articolo pubblicato su GloboChannel.com):

 

Si può riciclare tutto? Ne parla uno speciale TG1

Pubblicato da Andria Salute e Benessere su Lunedì 6 febbraio 2017

Il ricorso alla corte di Giustizia Ue – spiega una nota del servizio studi del Senato – potrebbe comportare “per il nostro Paese una condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie” (composte da una somma forfettaria e da penalità giornaliere); e sentenze di condanna sono già state pronunciate “nei confronti di Bulgaria, Cipro e Spagna“.

In effetti l’Italia nel 2014 è stata già condannata al pagamento di sanzioni nell’ambito della procedura sulle ‘discariche abusive’: 40 milioni di euro forfettari, più una penalità semestrale decrescente in base al numero di siti messi a norma adeguati. Che aspettiamo a trasformare i rifiuti in risorsa?