Un andriese: “con 100.000 lire facevamo la spesa per una settimana, l’euro ci ha portato povertà”

“Non è un lungo viaggio e la via da percorrere non è altrettanto lunga. Ai primi raggi del tramonto proseguo il mio cammino verso casa mia. Percorrendo vie non tanto remote che portano vicino a te, spesso come un viandante, arrivo sotto la porta di casa mia. Come uno straniero racchiudo le dita della mia mano e accenno a bussare. Una mano invisibile mi ferma. E’ l’eco di una voce che mi sussurra: “ma come, bussi alla porta di casa tua per entrare?” Per l’intero giorno i miei occhi hanno vagato a tendere e ad allentare il mio tempo passato nel fare acquisti di prima necessità. Nella mano stringo fortemente la borsa della spesa come se fosse un tesoro. Di questo sto parlando. Di questi tempi fare la spesa di necessità per nutrirsi è come recarsi nelle più lussuose oreficerie” – riflette Vincenzo Santovito, cittadino andriese.

“Per fare acquisti di prodotti alimentari bisogna sborsare tanti euro come se fossero lenticchie. Sono tornato a casa, questa sera, la porta è rimasta sempre aperta tutto il giorno. Non ho nulla da celare. La mia notte sarà insonne e tempestosa, mentre un disperato cielo geme attendendo un nuovo mattino e davanti a me non vedrò più dove si trova il mio sentiero. Nelle notti della stanchezza ci lasciamo abbandonare ad un sonno senza mai lottare. Confidiamo solamente nel mattino seguente alla ristorata vista nella speranza di ascoltare, al risveglio, una letizia. Ci siamo avvinti nelle ricchezze ammassate nei nostri letti”.

“Assopendoci dolcemente il sonno ci vince e al risveglio ci trovammo prigionieri di quelle ricchezze svanite nel nulla. Carissimi euro, quanto ci costate. Ci fate pagare anche la tortura dell’insonnia. Un nuovo giorno è sorto e buone letizie non ci odono. Così attesi il mattino pigramente. Indugio in un vago fantasticare e mi avvio con gli occhi ancora assonnati. Mi soffermo al primo negozio che vende frutta e verdura. Nella mia tasca custodisco qualche euro. Noto i prezzi esposti sulla merce, rimanendo allibito. Prezzi da capogiro. Rinuncio ad acquistare e proseguo. Accosto una salumeria, devo acquistare delle uova. Noto il prezzo, un uovo 20 centesimi cioè quattrocento delle vecchie lire. Mi reco in macelleria, devo acquistare un po’ di carne per il bollito da somministrare ai bambini. Il manzo, il vitello, puledro e carne di cavallo non si possono comperare. Mi accontento di un po’ di ali e collo di pollo. Dal panificio c’è dell’ottimo pane. Prendo il necessario e proseguo. Mi accosto ad un negozio di scarpe, leggo i prezzi”.

“Le scarpe dopo averle acquistate bisogna deporle in cassaforte. I prezzi degli abiti fanno rabbrividire. Al mercato settimanale si vende anche la spazzatura, passandolo come prima scelta. Nei supermercati arriva merce da mezzo mondo con prezzi salatissimi. Prodotti comprati a centesimi e venduti a euro. Nulla hanno a che fare con i nostri prodotti genuini. Le castagne, sei euro al chilogrammo uguale dodici mila lire. Le noci col mallo idem. Ma cosa sono caviale? Acquistare i prodotti per pitturare casa è come acquistare un quadro di Tintoretto. A volte qualche reclamo avviene spontaneo, fra il cliente e il negoziante, facendo confronto lira/euro. Con tutta risposta ci viene rinfacciato di vivere ai tempi dei Mammut, mettendoci in difficoltà lamentandoci che l’era della lira è tramontata. Ma di che colpe ci siamo macchiati? Perché siamo stati abbandonati tra le mani di chi ci vieta di guardare i loro volti restando nel più assoluto silenzio? Nel giorno in cui fiorì l’euro, ahimé le nostre menti vagavano distratte non accorgendoci che il cesto della spesa rimane sempre più vuoto e con vaga dolcezza soffriamo in silenzio con lo sguardo fisso nel vuoto”.

“Sentiamo soltanto un freddo fremito attraversare il nostro corpo quando dobbiamo fare acquisti di assoluta necessità molto costosi anche se di scarso valore. Il prezzo dell’uva è superiore a quello di una bottiglia di ottimo spumante. Quando finirà questo gioco piacevole? Scioglietevi e non svanite nell’oscurità. Presentatevi con una fresca e trasparente purezza. Le uova sembra che siano d’oro. Anche se fossero non potremmo neppure comprarle, non perché sono d’oro ma perché non si possono mangiare. Mandarini, mele, uva, frutta e verdura che quando vigeva la lira costavano poche centinaia di lire. Oggi quei prodotti si pesano come se fossero merce rara. Le monete in euro sono paragonabili alle monete di venti, cinquanta, cento, duecento, cinquecento, mille e duemila lire”.

“Si va per vie tra negozi, mercati, mercatini, supermercati, ipermercati con tantissimi spot pubblicitari che invitano i consumatori a fare acquisti con prezzi scontatissimi. Sembra che tutti si abbia in regalo. Ma chi ti regala qualcosa di questi tempi? Spessissime volte, quando torni a casa, ti accorgi che ciò che hai acquistato è segatura. Oggi una banconota da cinquanta euro è di valore effettivo di una banconota da centomila lire. Con tale somma, prima che ci rifilassero i maledetti euro, si poteva fare una spesa di una settimana per quattro persone. A distanza di quindici anni con una banconota da cinquanta euro riesci a malapena a sopravvivere per due giorni. E’ pur vero che nel recente passato c’è stato un esiguo progresso ma quel progresso non avrebbe dovuto portare ricchezza? L’euro ci ha portato povertà– conclude Santovito.