Visita del Papa a San Giovanni Rotondo: la testimonianza delle Guardie Federiciane di Andria

 Il 17 marzo 2018, una giornata indimenticabile: Papa Francesco a San Giovanni Rotondo. La testimonianza delle Guardie Federiciane di Andria:

“Per molti di noi, 870 volontari, che hanno partecipato per far sì che tutta questa visita a Padre Pio si realizzasse, ha evidenziato molte immagini di volontari posti in ogni angolo del territorio di San Giovanni Rotondo. Questa è la prova che il mondo del volontariato è una concretezza di forza che difficilmente si può inventare” – dichiara il Prof. Francesco Martiradonna, Presidente Provinciale & Responsabile Nucleo delle GPGV IVEA – “questo è un esercito che non ha paragoni d’essere. Madre Teresa di Calcutta esternò “Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno non è vissuto invano”. Quella fiaccola, aggiungo, nel nostro mondo possono diventare migliaia e queste illuminano il cammino della retta via nel mondo.”

“Molti di noi” – continua Mariradonna – “sono stati posti all’esterno come occhi di un impianto di sicurezza per dare una garanzia alla gente pellegrina che è giunta qui per dimostrare la sua fede al Papa e/o Santo Padre stesso, che durante il tragitto ha distribuito l’amore di Gesù verso i suoi fedeli. Il 17 marzo 2018 è stata una giornata che non dimenticheremo mai e che ciascuno di noi racconterà per quello che ha fatto ed ha visto e per le emozioni che ha provato: non c’erano solo i 40mila di San Giovanni Rotondo, ma ad accompagnare il viaggio di Papa Francesco tra i luoghi di San Pio c’erano gli occhi del mondo. E’ stato un susseguirsi di emozioni: dal giro in papamobile per le vie della città all’abbraccio con il santo di Pietrelcina e con la gente del Gargano, terra bella ma difficile.”

“Molti volontari sono stati collocati insieme all’ordine pubblico per dare una fermezza di sicurezza e nello stesso tempo di tranquillità. Altri gruppi di volontari sono stati posti in diversi punti strategici, come al Campo sportivo, alla Chiesa di San Pio dove ha celebrato la Santa Messa, e lunghe le vie molti sono stati indirizzati per l’assistenza, in caso se qualcuno si sentiva male e/o altri per aiutare ad attraversare le strade eccI Volontari Federiciani e quelli di Monte San. Angelo, con i loro mezzi, sono stati posti Piazza dei Caduti della Miniera e/o Piazza Padre Pio, dove hanno utilizzato, per l’appunto, i mezzi sulla SS 272, come barriere in modo da impedire ad eventuali esagitati di avvicinarsi alla gente che stavano in quella Piazza per acclamare il Papa Francesco.

Molti gruppi sono stati posti anche adiacente all’ospedale dove il Papa Francesco è andato per visitare i 25 bambini degenti nel reparto di Oncoematologia Pediatrica il momento più toccante. Poi le parole pronunciate durante l’omelia, “la vita cristiana non è un mi piace ma un mi dono”, che hanno spiazzato un po’ tutti ma suscitato altresì un forte momento di riflessione e di condivisione, esattamente come quando mons. Castoro ha ringraziato Bergoglio in un periodo segnato dalla fragilità della sua malattia e annunciato che la sua stole poserà sul corpo di Francesco Giorgione.

I volontari erano presenti su tutto il perimetro dove sono state poste le transenne è niente è passato inosservato dove passaggi e parole hanno segnato il viso di ciascuno di noi, quattro ore di pace e di amore, di preghiera e di lacrime. Un viaggio breve ma intenso che ha toccato il punto più alto quando un giovane paziente si è inginocchiato davanti al Santo Padre, in segno di riconoscenza e rispetto per quella istituzione della Chiesa che porta i dolori di tutti, che non fa distinzioni, che mostra i segni della fragilità tipica dell’essere umano quando chiede persino di pregare per lui. Perché lui è uno di noi.

La visita di Papa Francesco ci ha riportati indietro nel tempo: a quel maggio dell’87, a Papa Giovanni Paolo II, o al giugno 2009 quando nella città di San Pio arrivò Papa Benedetto XVI. E ci indica la strada per gestire le nostre paure e preoccupazioni, il percorso da intraprendere per non inciampare o per rialzarsi dopo essere caduti.
Il Pontefice ha portato una dose massiccia di fede e di passione cristiana, una ventata di speranza in un territorio alle prese con la povertà, le ingiustizie, e il clientelismo, la vanità, il pregiudizio, l’ingordigia e la sete di potere.”- conclude il prof. Martiradonna.


Alle ore 15,00 tutto è rientrato nella normalità e i volontari sono ritornati dove sono stati ospitati e cioè al I° Circolo Didattico “Michele Melchionda”, dove hanno pranzato e poi per molti di loro saranno impegnati domani per la traslazione e/o ritorno del Santo Pio nella Nuova Chiesa. Video: