Ad Andria trovate polveri cancerogene per 145 volte mentre gli assidui automobilisti si lamentano dei tumori in città

Nella giornata del 16 marzo presso l’istituto scolastico IPSIA Archimede di Andria sono stati presentati i dati di rilevamento del monitoraggio degli inquinanti aerodisperti. Lo rende noto sui social l’associazione ambientalista 3Place di Andria che, attraverso un post pubblicato su Facebook, prosegue:

“I rilevamenti sono stati eseguiti tra il mese di dicembre e gennaio e grazie alla partecipazione degli alunni dell’istituto scolastico che hanno collaborato alle rilevazioni. I dati sono stati poi elaborati e analizzati dai tecnici l’ing. Moschetta, la dott.ssa Pastore e l’ing. Terrone. A far da portavoce in tale occasione è stato il Dott. Leonetti, che ringraziamo, che ha illustrato oltre ai dati ottenuti, la pericolosità che questi hanno sulla salute (il link della diretta nei commenti). È importante specificare che i dispositivi utilizzati se pur scientifici, non sono paragonabili alle centraline utilizzate dall’Arpa per la valutazione della qualità dell’aria. Dai dati si è evinto che ci sono dei picchi ben oltre la media dei limiti di legge degli inquinanti aerodispersi negli orari di maggior afflusso in punti nevralgici della città. I dati campionati in 9 giorni di analisi sono circa 2600 (comprensivi di temperatura e umidità), con 145 sforamenti del PM2.5, 48 sforamenti del PM10, di cui 8 sforamenti ben oltre il valore limite” – hanno precisato da 3Place che ha quindi aggiunto:

“Gli sforamenti sono causati dal traffico veicolare ma non solo, possono dipendere dalla combustione di materiale nocivo, incendi, impianti di riscaldamento, ecc.
La campagna informativa e di indagine continuerà nei prossimi giorni e vedrà coinvolti gli alunni del @Liceo Scientifico “R. Nuzzi” di Andria. Ai ragazzi, che saranno sempre affiancati dai docenti e i tutor, è stato spiegato il funzionamento del dispositivo di misurazione, come eseguire l’indagine e leggere i dati. Coinvolgere i ragazzi nelle problematiche ambientali li aiuterà a adottare comportamenti idonei e compiere scelte finalizzate alla salvaguardia dell’ambiente e della salute. Ringraziamo tutt* i/le ragazz* che hanno contributo alla prima fase e che contribuiranno alla seconda fase. Grazie anche a tutti i Tutor, agli insegnanti, e le associazioni che vi hanno partecipato” – ha concluso dall’associazione 3Place di Andria. Ricordiamo che il PM10 causa diversi effetti sulla salute tra cui molti disturbi collegati all’apparato respiratorio. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’inquinamento dell’aria (di cui il particolato atmosferico è un indicatore) nel Gruppo 1, vale a dire tra le sostanze cancerogene per l’uomo. I PM2,5 sono da ritenersi persino più pericolosi dei primi date le ridotte dimensioni:

una volta inalate sono in grado di penetrare in profondità nel sistema respiratorio umano superando la barriera tracheo-bronchiale e raggiungendo la zona alveolare. Come drammaticamente sottolineato dall’Agenzia Europea dell’ambiente nel rapporto 10/2019 nei 41 paesi del continente europeo si sono registrati, nel 2016, 412.000 decessi prematuri attribuiti all’esposizione a polveri fini. Secondo quanto riportato dal Ministero dell’Ambiente (1) “le particelle fini possono attraversare la barriera alveolare, passare nel circolo sanguigno ed essere assorbite dai tessuti. Più vulnerabili ai rischi connessi all’esposizione a inquinanti atmosferici, sono i soggetti con patologie cardiache o polmonari, i bambini e gli anziani. Nei soggetti con patologie cardiache, cardiovascolari o polmonari l’inalazione del particolato è associata a un incremento di morbilità – riacutizzazione di sintomatologia preesistente – e mortalità cardiorespiratoria. Per i bambini l’aumento del rischio è dovuto a diversi motivi: un apparato respiratorio e un sistema immunitario non ancora completamente sviluppati, livelli di attività fisica più elevati, maggiore frequenza respiratoria che li espone all’inalazione di una maggiore quantità d’inquinanti in proporzione al peso corporeo. Ciò comporta un incremento d’incidenza di sintomi respiratori acuti di crisi asmatiche, e nel tempo una riduzione della funzione polmonare. Recenti studi inoltre hanno associato l’esposizione a lungo termine al particolato con l’aumentato rischio di parto pre-termine e il basso peso dei neonati alla nascita”. Prima di prendersela con la politica, i cittadini dovrebbero rendersi conto che utilizzare le automobili in città anche in circostanze non essenziali non potrà che peggiorare la situazione.

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