Andria-Barletta: metallo alcalino tra le sostanze inalate il giorno del gigantesco incendio, l’Arpa ha diffuso i dati

Superamenti tra gli inquinanti emessi nel corso del grande incendio di materiali plastici avvenuto ad Andria nei pressi del confine con la vicina Barletta. E’ quanto constatato dall’Arpa Puglia che ha reso noto i risultati delle analisi dell’incendio avvenuto tra il 21 e il 22 settembre 2020:

Riguardo le analisi effettuati per i terreni agricoli destinati a produzioni agroalimentari e ad allevamento, tutti i punti di campionamento sono conformi, ad eccezione del punto C3 per i parametri “Sommatoria Diossine e Furani” (PCDD/F), policlorobifenili e diossina simili (PCB DL) e Sommatoria PCB non DL (non Diossina simili). Con riguardo alle Csc fissate per i siti ad uso residenziale, verde pubblico, risultano superamenti per i punti C6, C7, C1, C8, C0, C2, C4 e C5 in riferimento al Berillio (un metallo alcalino potenzialmente pericoloso per la salute) e, limitatamente al punto C3, superamenti per i parametri Sommatoria Diossine e Furani (PCDD/F) e Totale Mono-Deca PCB”.  Il berillio è dannoso se inalato, gli effetti dipendono dai tempi e dalla quantità di esposizione. Se i livelli di berillio nell’aria sono sufficientemente alti (più di 1000 μg/), si può andare incontro a una condizione che ricorda la polmonite ed è chiamata berilliosi acuta. Alcune persone (1-15%) sviluppano una sensibilità al berillio. Questi individui possono sviluppare una reazione infiammatoria alle vie respiratorie. Questa condizione viene chiamata berilliosi cronica, e può manifestarsi molti anni dopo l’esposizione a livelli di berillio superiori alla norma (maggiori di 0,2 µg/m³). Questa malattia fa sentire deboli e stanchi, e può causare difficoltà nella respirazione. Può anche provocare anoressia, perdita di peso e portare, in casi avanzati, a problemi cardiaci. Alcune delle persone sensibili al berillio possono non manifestare sintomi. In generale la popolazione non rischia di contrarre la berilliosi acuta o cronica, in quanto i livelli di berillio normalmente nell’aria sono molto bassi (0,00003-0,0002 µg/m³).

Nessun caso di effetti dovuti all’ingestione di berillio è stato segnalato sugli esseri umani, poiché lo stomaco e l’intestino ne assorbono pochissimo. Ulcere sono state riscontrate in cani sottoposti a una dieta contenente berillio. Il contatto del berillio con delle lesioni sulla pelle può provocare eruzioni o ulcerazioni.  L’esposizione al berillio per lunghi periodi può incrementare i rischi di sviluppare il cancro ai polmoni. L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha stabilito che il berillio è una sostanza cancerogena. L’agenzia americana EPA ha stimato che un’esposizione a vita a 0,04 µg/m³> di berillio può risultare in una possibilità su mille di sviluppare il cancro. Non esistono studi degli effetti dell’esposizione al berillio sulla salute dei bambini. È probabile che questi siano simili a quelli riscontrati negli adulti ma non si sa se i bambini abbiano una sensibilità differente. Non si sa inoltre se l’esposizione al berillio possa provocare difetti alla nascita o in altre fasi dello sviluppo. Gli studi condotti sugli animali non hanno portato a prove conclusive. Il berillio può essere misurato nelle urine e nel sangue. Il livello riscontrato non è indicativo di quanto recente sia stata l’esposizione. I livelli di berillio possono essere misurati anche in campioni di pelle e polmoni. Un altro esame sanguigno, esame di proliferazione dei linfociti da berillio, individua la sensibilità al berillio ed è un valore predittivo della berilliosi cronica. I livelli tipici di berillio che le industrie possono rilasciare nell’aria sono nell’ordine di 0,01 µg/m³, in media su un periodo di 30 giorni.

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