Di seguito, la nota sindacale CIMO-Fesmed su provvedimento d’urgenza del Dott. N. Di Venosa / UOC Anestesia e Rianimazione P.O. Andria:
“La scrivente Segreteria Aziendale CIMO-Fesmed esprime profonda preoccupazione, sconcerto e ferma costernazione a seguito del drammatico provvedimento d’urgenza adottato dalla UOC di Anestesia e Rianimazione del P.O. di Andria in data 26/Maggio, che sancisce, a partire dal 1° giugno 2026, la sospensione totale di tutte le sedute operatorie programmate in regime di elezione. Ci troviamo di fronte all’ennesimo atto che decreta, nei fatti, il progressivo smantellamento e la drammatica riduzione operativa di un Ospedale che vanta una grande tradizione di eccellenza in ambito chirurgico e medico dell’urgenza/emergenza di un vasto territorio. Tutto questo sta avvenendo nel silenzio e nell’indifferenza totale delle istituzioni e della politica locale e regionale, un atteggiamento inaccettabile che ferisce il territorio, i cittadini e l’intera comunità. È una vera e propria sconfitta per tutti. Lo è per le straordinarie professionalità mediche e sanitarie che in questo ospedale operano ogni giorno con dedizione, e lo è per tutti noi che in questo progetto di sanità pubblica abbiamo fermamente creduto e per il quale ci siamo impegnati con immensi sacrifici.
La sopravvenuta e assoluta carenza di personale medico e la drastica contrazione dell’organico dei colleghi anestesisti e rianimatori, citate nella nota d’urgenza, non sono eventi imprevedibili, bensì il risultato di una mancata programmazione e di una gestione che ha ignorato i ripetuti campanelli d’allarme lanciati anche da questa organizzazione sindacale. Ridurre l’attività chirurgica d’elezione per garantire a stento la terapia intensiva, i parti indolore e le urgenze emergenze significa privare l’utenza del diritto fondamentale alla cura e costringere i medici rimasti a turni massacranti, aumentando esponenzialmente il rischio clinico e il burnout. La sospensione delle attività chirurgiche programmate, infatti, rappresenta un provvedimento eccezionale che testimonia l’attuale incapacità del sistema di garantire contemporaneamente:
∙ La copertura dei turni di terapia intensiva;
∙ Il funzionamento del blocco operatorio;
∙ La gestione delle emergenze-urgenze;
∙ La continuità dei servizi essenziali.
Tale situazione, infatti, rischia di determinare importanti ripercussioni sui tempi di attesa dei pazienti, sull’accesso alle cure chirurgiche; sulla qualità dell’assistenza, sulle condizioni psicofisiche degli operatori sanitari; sull’esposizione a potenziali rischi clinici e professionali.
Non possiamo accettare che la risposta a una crisi di personale sia una “dolorosa rimodulazione” che di fatto paralizza i reparti chirurgici. Per tali ragioni, la CIMO-Fesmed:
CHIEDE un incontro urgente e straordinario con la Direzione della ASL BT, anche mediante un tavolo di confronto con le altre organizzazioni sindacali, volto a individuare soluzioni alternative *immediate*, mobilitando personale o attivando procedure d’urgenza (es. prestazioni aggiuntive adeguate, graduatorie attive anche di altre Asl , mobilità d’urgenza) che non penalizzino esclusivamente il Presidio Ospedaliero di Andria. Si chiede altresì che sia eseguita una verifica puntuale delle condizioni operative e dei carichi di lavoro attualmente gravanti sul personale in servizio.
DIFFIDA l’Amministrazione dal porre in essere soluzioni tampone che possano gravare ulteriormente sulla salute psico-fisica dei medici superstiti.
ANNUNCIA che, in assenza di risposte concrete e immediate volte al ripristino delle sedute operatorie e alla sicurezza dei lavoratori, attiverà ogni forma di tutela sindacale e legale consentita. Il sipario sul P.O. di Andria non può e non deve calare nell’indifferenza generale. Noi medici del P.O. di Andria non lo permetteremo” – conclude il comunicato della Seg. Fed. CIMO Fesmed aziendale. AGGIORNAMENTO: attraverso una nota stampa, la Asl Bt ha diffuso dichiarazioni che non confermano la sospensione totale del servizio che potrebbe invece subire solo dei ritardi.
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