Andria, distributore API di via Togliatti: il consigliere Miscioscia chiarisce le motivazioni per la mancata apertura

In seguito alle dichiarazioni diffuse a mezzo stampa dalle Libere Associazioni Civiche e dalla 4^ Consulta Ambiente,  riguardo la mancata apertura del distributore di carburanti API su via Palmiro Togliatti,  il Consigliere Comunale Lega-Noi con Salvini, Benedetto Miscioscia   risponde chiarendo le motivazioni: 

Rimanendo fermo nella convinzione che la bugia va avanti e la verità dietro, penso che ultimamente si dicano e si scrivano molte “balle” contro l’amministrazione Giorgino tentando di accusarla falsamente di tutto e di più, arrivando a mistificare  la realtà dei fatti  per veicolare notizie fuorvianti come ci hanno abituati non solo gli arrembanti cinque stelle, ma anche il tuttologo Montaruli che  prende una “grossa” cantonata sull’annosa questione del distributore di carburanti API abbandonato su via Palmiro Togliatti, nei pressi del cimitero, arrivando ad accusare l’Amministrazione Giorgino per la sua mancata apertura.

Un’Amministrazione che definisce del pre-dissesto ma senza spiegare che a determinarlo hanno contribuito anche quei cittadini che hanno evaso i tributi e/o che hanno omesso di versare oneri milionari magari dopo aver ottenuto  il rilascio di concessioni edilizie. Su questo argomento possibile che non abbia nulla da dire o scrivere?  Sulla vicenda del distributore ritengo necessario suggerire al signor Montaruli, prima di partire lancia in resta contro l’Amministrazione Giorgino, di documentarsi preventivamente. Una preventiva lettura della sentenza del Consiglio di Stato n. 206 del 2017, sono certo, gli avrebbe evitato di fare una figuraccia accusando l’incolpevole Amministrazione Giorgino. Infatti al tuttologo Montaruli andrebbe spiegato che le responsabilità sulla mancata apertura dell’impianto, vanno ricercate nel periodo in cui il Comune di Andria, che oggi definisce disastrato, era amministrato, guarda caso,  da  amministrazioni di centro sinistra quelle, tanto per chiarirci, che oltre a lasciarci in eredità il bubbone di una trentina di milioni di debiti fuori bilancio,  ci hanno lasciato in eredità anche quest’altra annosa vicenda le cui conseguenze potrebbero far scaturire altri debiti fuori bilancio milionari.

Una vicenda, guarda caso, che  ha inizio con una conferenza di servizi indetta nell’anno 2004 in seguito alla quale il Settore Sviluppo Economico – Servizio Sportello Unico – rilasciò nel corso dell’anno 2005 il permesso di costruire dell’impianto, innescando a partire dal 2006  una complessa vicenda giudiziaria fatta di ricorsi e contro ricorsi di privati interessati a tutelare i propri diritti e interessi che, guarda caso, si è protratta con una serie di cause giudiziarie per ben 12 anni e conclusasi nel 2017 con una Sentenza del Consiglio di Stato, che ha definitivamente sancito il divieto di costruire nella zona di rispetto cimiteriale, in quanto  l’impianto di carburanti autorizzato con permesso di costruire n. 38 dell’anno 2005, “ai sensi dell’art. 38 del RD 27/7/1934 ricade in un’area sottoposta a vincolo di inedificabilità che è di carattere assoluto e tale da imporsi anche su contrastanti previsioni di piano regolatore generale che non consente di allocare all’interno della fascia di rispetto nè edifici destinati alla residenza, né altre opere comunque incompatibili con il vincolo medesimo”.

La domanda a questo punto sorge spontanea: ha sbagliato l’ufficio nell’anno 2005 a rilasciare il permesso, oppure il Consiglio di Stato che dopo un procedimento giudiziario lungo 12 anni, ha riconosciuto che il permesso di costruire dell’impianto non andava rilasciato? Possibile che Montaruli non si sia posto la domanda sui reali motivi che avevano impedito l’avvio dell’impianto di carburanti autorizzato nel  2005 e rimasto chiuso fino al 2010? Perché in cinque anni non si conclusero i lavori?  Montaruli, ha tentato di mistificare la realtà dei fatti facendo ricadere le responsabilità sull’Amministrazione Giorgino, insediatasi nell’anno 2010, accusandola, secondo lui, di aver “bloccato” l’apertura dell’impianto “con una persistente condizione di incertezza che non trova soluzione”. A tal proposito mi permetto di suggerirgli per le prossime volte un’attenta lettura delle carte e l’acquisizione di informazioni più precise, chiarendo che l’Amministrazione Giorgino non solo si è ritrovata a gestire una complessa vicenda giudiziaria ereditata, anche questa dalle passate amministrazioni di centro sinistra, ma oggi, suo malgrado, non può far altro che attenersi al rispetto di una sentenza definitiva emessa da un Tribunale dopo ben 12 anni.  Il Montaruli se ne faccia una ragione”- conclude il Consigliere  Benedetto Miscioscia.