Andria: la nuova Tangenziale a quattro corsie, il consumo di suolo, gli ambientalisti ed il “progresso”.

Via libera al Via: il gioco di parole riguarda la Valutazione di Impatto Ambientale approvata nelle ultime ore dal Consiglio dei Ministri in merito alla costruzione della Tangenziale Ovest di Andria, S.P. 2 dal Km 43+265 al Km 52+295. Partito dal 2013, il procedimento burocratico ha visto numerose perplessità da parte di alcune organizzazioni ambientaliste locali riguardo proprio all’impatto ambientale che tale opera potrebbe causare nei confronti del nostro territorio. Finalizzato a migliorare il traffico veicolare nella zona interessata (l’attuale strada Tangenziale di Andria risulta di fatto un’opera vecchia di decine di anni), il progetto prevede comunque il rispetto della distanza di costruzione dell’opera ad almeno 50 metri dal “Tratturello n. 94 – Via Traiana”, li dove è presente un sito archeologico di grande interesse storico-scientifico. Storce il naso chi invece sperava in una svolta differente, con un riammodernamento dell’attuale strada tangenziale evitando così rischi di impatto ambientale. 

“I problemi di viabilità vanno affrontati e risolti scegliendo, tra le possibili alternative, quella che ha un minore impatto sull’ambiente – ricordava alcuni mesi fa Riccardo Larosa, Presidente di Legambiente Andria – e l’opzione che oggi è sul tavolo non è affatto la migliore: costruire una nuova strada in un’area pressoché integra invece di allargare la carreggiata esistente significa consumare territorio; noi non possiamo che opporci ad una scelta di questo genere”. 

“Per comprendere quello che potrebbe essere per davvero l’impatto paesaggistico-ambientale di quest’opera – precisava Domenico Delle Foglie, Responsabile Regionale Urbanistica di Legambiente Puglia – non ci si può fermare alla disamina dei suoli direttamente interessati dall’opera ma è necessario guardare anche a ciò che sta attorno alla fascia di territorio che si vorrebbe occupare con questa infrastruttura: allargando la prospettiva si riesce immediatamente a percepire l’impatto negativo che questa nuova bretella stradale avrebbe su un comprensorio importante non solo per il suo valore agricolo, ma anche sotto il profilo paesaggistico-culturale per la presenza di manufatti architettonici, strutture rurali, giacimenti archeologici, segmenti della rete ecologica regionale etc. Inoltre non possiamo trascurare il fatto che questo nuovo tracciato potrebbe un domani diventare un pretesto per giustificare un inammissibile ulteriore ampliamento dell’area urbana: è un rischio che va evitato”.

Per queste ragioni Legambiente proponeva di abbandonare l’ipotesi formulata da ANAS, e successivamente ereditata e fatta propria dagli uffici provinciali, di costruire una variante dell’attuale tracciato della Strada Provinciale n. 2 e di seguire la più razionale soluzione già individuata dal Piano Strategico “Vision 2020” che più opportunamente prevedeva l’adeguamento del tracciato viario esistente, evitando di incidere su aree non compromesse. Proposta che non sembra sia stata accolta vista la recente approvazione della VIA. Andria avrà dunque una nuova tangenziale perché quella attuale “non risulta più adeguata” e perché forse i costi di ampliamento sarebbero stati superiori rispetto ad un progetto nuovo di zecca. 

“Nei decenni trascorsi – affermava Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia – le amministrazioni pubbliche hanno spesso operato senza tenere conto della sostenibilità ambientale delle loro scelte, ma oggi non può più essere accettabile un modo di fare del genere; ci auguriamo che sia gli uffici e sia gli organi politici vorranno ascoltare il nostro parere e fare la scelta giusta, adottando soluzioni in grado di tutelare il nostro territorio”.

La nuova tangenziale di Andria avrà quattro corsie e partirà dall’intersezione con la S.P. 2 (ex SP231) giungendo sino a via Canosa e ad innestarsi con un secondo raddoppio attualmente in corso d’opera che terminerà sino al territorio della vicina Canosa di Puglia. Alcune questioni segnalate dagli ambientalisti locali sembra siano state accolte dalla politica locale e da quella nazionale (salvaguardia del bene archeologico ecc) , consumo di suolo a parte. Altro capitolo da chiarire sarà quello legato alle risorse finanziarie