Andria e l’auto parcheggiata sulla pista ciclabile, simbolo di una civiltà “in ritardo”

Forse con l’auto è possibile raggiungere la propria meta più velocemente piuttosto che in bicicletta (anche se, almeno nel centro urbano la cosa non risulta per nulla scontata visto l’enorme traffico veicolare che Andria deve quotidianamente subire) tuttavia con la civiltà certi automobilisti sono davvero in ritardo (e forse anche con il cervello).

A segnalare l’ennesima vergogna è un altro cittadino andriese, il quale, indignato per la semplice ma triste azione ad opera dell’automobilista, ha voluto condividere con noi un significativo scatto fotografico (a tal proposito, ricordiamo inoltre che scrivendo un messaggio al numero 353 3187906 è possibile effettuare segnalazioni e partecipare al gruppo Whatsapp per seguire tutte le news in tempo reale oppure iscrivendosi al gruppo Telegram cliccando qui o anche iscrivendosi al gruppo Facebook cliccando qui).

Nella foto si nota una Fiat Panda color bianco parcheggiata a pochi metri dalla rotonda di via Ceruti (all’incrocio con Via Antonio Canal). L’automobile è stata parcheggiata dall’ignoto automobilista di muso completamente avanti alla pista ciclabile, impedendo quindi il transito di un qualsiasi veicolo a trazione umana. Un vero e proprio schiaffo a chi da anni promuove l’uso di mezzi alternativi e sostenibili in città, ma ancor più preoccupante risulta il livello culturale di certi soggetti che ancora oggi nel 2017 preferiscono non solo usare le auto in città ma persino dar fastidio a chi, utilizzando la bicicletta, evita in un sol colpo ingorghi stradali, inquinamento ambientale e problemi di salute.

Insomma, siamo alle solite: ad Andria c’è ancora una fetta di cittadini, ancora troppo grande, che si ostina ad assumere un atteggiamento presuntuoso ed irregolare nei confronti di pedoni e ciclisti e se da un lato possiamo lamentarci di multe e controlli insufficienti, dall’altra parte non possiamo fare altro che renderci conto dell’ignoranza dilagante mascherata da progresso del consumismo sfrenato che giustifica un triste e moderno “morte tuavita mia” e che pochi o nessun cittadino fa nulla per sensibilizzare il prossimo. La foto: