Biscia trovata in via Bisceglie ad Andria. Non è pericolosa. Quindi stai calmo, rilassati e stai sereno.

La biscia, scientificamente appartenente al genere Natrix, appartiene a quel tipo di serpenti prevalentemente acquatici che si possono rinvenire vicino a raccolte d’acqua dolce di ogni tipo. È possibile comunque trovarli anche a grande distanza dall’acqua.

Le N. tessellata, a volte, si avventurano anche in acqua salata. Questa è la biscia, sostanzialmente un serpentello innocuo, uno degli ultimi rappresentanti rettili della biodiversità del nostro territorio, sempre più minacciata dal cemento e dall’inquinamento.

Chiunque possa “temere” quindi per la presenza di un simile animaletto, dovrebbe rendersi conto che non vi è alcun motivo valido di preoccuparsene, essendo animali innocui.

Si nutrono generalmente di anfibi come il rospo comune e le rane, che ingeriscono vivi senza ucciderli dopo averli immobilizzati, ma anche di pesci e piccoli mammiferi.

Quando si sentono in pericolo, simulano la morte come difesa (tanatosi): si immobilizzano ed espongono il ventre al predatore; contemporaneamente aprono la bocca ed espellono dalla cloaca un fluido nero e dall’odore nauseabondo che imita il fetore di un cadavere.

Le Natrix non sono velenose, ma come molti altri colubri possiedono delle ghiandole particolari (ghiandole di Duvernoy) in grado di secernere delle sostanze che sembrano facilitare la digestione e dotate in alcuni casi, proprio come nelle Natrix, di proprietà tossiche in grado di paralizzare o uccidere la preda. Parliamo comunque di piccoli animali.

Troppa disinformazione scorre sul web, soprattutto in chi, non conoscendo la natura dell’animale, allude a potenziali pericoli (infondati) per la sicurezza pubblica. Non a caso, anni fa, in pieno centro, un gruppo di cittadini andriesi circondò un grosso esemplare di biscia, scambiato forse per un serpente velenoso.

L’episodio terminò con una lunga agonia dell’animale, ucciso a bastonate in testa da un anziano signore. Il risultato è stato un panico inutile, paura infondata, ignoranza per un animale innocuo e poca sensibilità all’ambiente e alla biodiversità del nostro territorio.

I nostri figli di certo non meritano esempi negativi nei confronti di una biodiversità che ci consente di garantire quel minimo di benessere e produttività anche dal punto di vista agricolo.

Questi animali si nutrono anche di topi, quindi aiutano a mantenere adeguata il numero di altri animali.

A tutti gli andriesi consigliamo dunque di preoccuparsi dei veri problemi e del vero animale pericoloso: l’uomo, che troppo spesso bada troppo alle apparenze e poco ai suoi simili.