Centro Ricerche Bonomo, Flai e Cgil: “Una sezione del CIHEAM di Bari per il rilancio della ricerca”

Sulla decisione della Provincia Bat di trasformare il Centro Ricerche Bonomo in un ostello della gioventù tante sono le polemiche scaturite. Ma l’aver acceso i fari sul futuro della struttura ai piedi di Castel del Monte sta determinando due effetti positivi: da un lato la creazione di un progetto turistico culturale al servizio di studenti, studiosi, cittadini per la valorizzazione di esperienze alternative (sostenute da un cospicuo finanziamento di oltre tre milioni di euro); dall’altro lato c’è la buona notizia che questo progetto non confligge con la possibilità di rilanciare il centro ricerche, considerando la vastità degli spazi disponibili.

Visto che appare volontà comune la valorizzazione, la crescita, l’innovazione del sistema agroindustriale per renderlo sempre più competitivo sui mercati, lo sforzo a cui siamo chiamati come comunità è quello di capire come si riprende il cammino del centro ricerche interrotto nel 2015. Tra i soci che dettero vita al CRB ritroviamo l’Amministrazione provinciale di Bari, l’Università di Bari e Lecce e la Comunità montana della Murgia nord-ovest barese. Va ridato vita ad un nuovo progetto che possa recuperare le rappresentanze di interesse del territorio, con le migliori esperienze che sul fronte della ricerca sono oggi all’avanguardia”, commentano Gaetano Riglietti, segretario generale Flai Bat e Biagio D’Alberto, segretario generale Cgil Bat.

Una idea potrebbe essere quella di strutturare presso il Centro Bonomo una sezione del CIHEAM di Bari. L’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari è stato il primo ad essere fondata dal CIHEAM. Questo centro è molto accreditato nella ricerca scientifica applicata e nella progettazione di interventi in partenariato sul territorio sui temi della sicurezza alimentare, l’uso efficiente delle risorse naturali, la valorizzazione delle produzioni e della produttività agricola, promozione dell’agricoltura biologica e sviluppo di sistemi alimentari sostenibili. Una seconda idea potrebbe essere quella di una branca operativa all’interno di una nuova agenzia di sviluppo per il territorio. In entrambe le soluzioni, si porrà il problema di non disperdere il patrimonio infrastrutturale esistente”, concludono Riglietti e D’Alberto.