Il Centro Ricerche Bonomo di Andria diventa un ostello, Flai e Cgil: “Che fine fa la ricerca in agricoltura?”

Il consiglio provinciale della Bat, riunitosi giovedì 7 novembre per la prima volta in maniera itinerante a Barletta, ha deliberato la riconversione dello storico Centro Ricerche Bonomo di Andria in un ostello della gioventù, almeno stando alle notizie diffuse nelle scorse ore dalla stampa. In attesa di conoscere maggiori dettagli direttamente dall’ente, per capire le modalità dell’operazione non mancano le reazioni di Flai e Cgil Bat che “pur apprezzando la scelta della nascente e lodevole iniziativa” si chiedono “cosa ne sarà della ricerca e sperimentazione in agricoltura in un territorio a forte vocazione agricola e con una serie prodotti di eccellenza da valorizzare?”.

È una sconfitta per un pezzo importante della nostra economia, perché il settore dell’ortofrutta nella Bat, rappresenta la punta più avanzata per la qualità dei suoi prodotti e per le sue eccellenze nel comparto ortofrutticolo, dalle ciliegie alle pesche, passando dalle cipolle, alle carote e patate, insieme a diversi altri prodotti ortofrutticoli con un ritorno non solo in termini economici e di risorse. Tutto ciò, rappresenta un grande bacino occupazionale per tantissima manodopera agricola, osservano Gaetano Riglietti, segretario generale della Flai Bat e Biagio D’Alberto, segretario generale della Cgil Bat.

Possiamo affermare che la ricerca in agricoltura non goda di grande attenzione in questo territorio, a fronte delle tante aziende ortofrutticole che creano produzione, lavoro e indotto, pronte a scommettere nell’innovazione. Purtroppo non si investe nella sperimentazione, cosa che il CRB faceva prima di chiudere definitivamente 4 anni fa. E tutto questo non agevola un percorso di rilancio, ma si impoverisce ulteriormente il settore. Puntare sulla ricerca significa accrescere il grado di competitività delle aziende. Per questo auspichiamo che presto si ritorni a discutere del valore della ricerca. È necessario, promuovere azioni tecnico-scientifiche polivalenti ed integrate per il miglioramento dei fattori produttivi e per l’innovazione delle produzioni agricole. Solo così possiamo tutti insieme guardare con fiducia verso il futuro, anche di questo settore”, concludono Riglietti e D’Alberto.

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