La Storia di Andria non è solo Castel del Monte: un patrimonio culturale e scientifico custodito presso la “Madonna dei Miracoli” ed annessa Valle di Santa Margherita. La nuova analisi di Nicola Montepulciano

Non è solo Castel del Monte a meritare una rivalutazione dal punto di vista culturale, storico e scientifico. Anche l’antica struttura del Santuario della Madonna dei Miracoli di Andria, con annessa valle di Santa Margherita (che un tempo ospitava un fiume) andrebbe analizzata a fondo per creare anche un percorso di interesse turistico, capace così di riportare l’interesse internazionale non solo sull’Alta Murgia ma anche nell’abitato della città federiciana. Lo ricorda il ricercatore ecologista e studioso di Storia locale Nicola Montepulciano che, tornando ad affrontare l’importante tematica, ci scrive:

“Con la pregevolissima pubblicazione dell’Ing. Riccardo Ruotolo, “Escursione nella Valle di Santa Margherita in Lamys e la Grotta delle Rose”, finalmente viene dato il giusto rilievo a questa parte di territorio, ubicata immediatamente alle spalle del Santuario della Madonna dei Miracoli d’Andria. E’ impresa ardua voler descrivere brevemente l’enorme importanza della Valle per i moltissimi aspetti che vi si riscontrano:

geologico, archeologico, paleontologico, storico, religioso, botanico, faunistico, artistico, chiaramente trattati nel testo menzionato. Ci si limita qui a parlare di due argomenti pochissimo conosciuti: paleontologico e pittorico. Nei primi anni del 1600 il Governatore di Cerignola Fabio Colonna, coltissimo uomo di scienza, di origine napoletana, tornò in Andria per ringraziare la Madonna dei Miracoli per aver avuto la grazia della guarigione da una grave malattia. Rimase sorpreso dalla grandezza della chiesa, allora in costruzione, e affascinato dalla bellezza della Valle di Santa Margherita, ancora non deturpata. Calatosi per esplorarla scoprì una conchiglia fossile fino ad allora sconosciuta, la Terebratula terebratula, dell’era geologica fra il Pliocene ( 5 milioni di anni fa ) e il Pleistocene ( 2,5 milioni di anni fa ). Fu una scoperta eccezionale e dopo varie vicissitudini, alcuni esemplari rinvenienti dalla Valle, furono portati al “Natural History Museum” di Londra, dove è possibile ammirarli. La Regione Puglia, nell’ambito della Legge Regionale 4 dic. 2009, n.33 “Tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico della Regione Puglia”, nel 2013, a proposito della “Ricognizione e verifica dei geositi e delle emergenze geologiche della Regione Puglia”, ha redatto una scheda dedicata al “prezioso reperto” fossile Terebratula terebratula, dove si legge:

<< Il sito di lama Santa Margherita, il primo in cui sono state fatte osservazioni su fossili della specie Terebratula terebratula, è l’unico luogo di riferimento per futuri studi su questa specie e sulle specie sorelle al genere Terebratula sparse per il mondo ( quindi località di interesse internazionale ndr ). Data l’antichità dei primi studi sul brachiopode, la località è da considerarsi parte del patrimonio italiano della storia delle scienze>>. L’altro interessantissimo aspetto riguarda due affreschi di incantevole bellezza che si trovano nella valle ora recuperate e fatte restaurare per l’abnegazione dell’ing. Ruotolo unitamente ad altre persone. Il primo riguarda la piccola “GROTTA DELLE ROSE”, fino a tempo addietro interamente affrescata a motivi floreali con la volta interamente a rose. Grotta dedicata alla Madonna” – ha ricordato Montepulciano.

fonte foto embed: andriarte.it
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“Pur se di piccole dimensioni, non avevo mai visto un luogo che potesse sprigionare in me meraviglia e stupore” così dice l’ing. Ruotolo, ma espressione di meraviglia è stata pronunciata anche da un gruppetto di studiose che in anteprima l’hanno visitata. Bellissimo anche l’affresco dell’Esedra-Ninfeo. Sebbene restaurati i due affreschi stanno subendo gli insulti del tempo. Bisogna correre ai ripari. Questa limitata descrizione riguarda l’esterno, e anche ardua impresa sarebbe descrivere tutto ciò che possiamo ammirare all’interno della Basilica dove sono racchiuse tre chiese su tre livelli. La Cripta con affreschi bizantineggianti di epoca medievale e di periodi diversi, e varie sculture. La Cappella intermedia interamente affrescata. La chiesa superiore offre una enorme varietà di espressioni artistiche:

pittoriche con affreschi di varie epoche, tele di rinomati pittori, teleri, quadri, oleografie, scultoree con altari marmorei intarsiati, la stupenda cantoria con organo, il magnifico soffitto a cassettoni etc. ma non è finita perché v’è da ammirare la Sala Capitolare in buona parte affrescata, otto tele settecentesche del pittore paesaggista Francesco Robortelli, museo di arte sacra. Vi è poi da vedere il bellissimo chiostro quadriportico dell’ex Monastero dei Benedettini, la cui completa godibilità è impedita dal volgari palme tipo Miami Beach che denotano i gusti rozzi di chi li mise a dimora. A proposito del soffitto, due turisti che transitavano davanti al Santuario diretti a Castel del Monte, superata la rozza barriera delle palme che impedisce l’immediata visione della bella facciata, colpiti decisero di tornare indietro per visitare la Basilica. Furono affascinati dal soffitto e dagli affreschi della Valle che ebbero modo di vedere accodandosi alle tre studiose. Tutto per caso. Domanda: è mai possibile una cosa del genere? La risposta è si, perché non abbiamo mai avuto politici locali che si siano degnati di togliere qualche volta l’attenzione su Castel del Monte, luogo comune ormai per ogni proposta turistica, per posare lo sguardo su questi tre beni, Valle-Santuario-Monastero che offrono aspetti di rilevanza internazionale. La maggior parte di questi non ha mai aperto un libro sulla Storia di Andria, perciò non sono a conoscenza dei beni culturali che la nostra città possiede. Poveretti loro e poveretti, purtroppo, anche noi“ – ha concluso Montepulciano.

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