“L’estate che verrà” – la scuola alternativa chiude la “Primavera Pedagogica” di Andria

Una scuola più umana e più consapevole del territorio che possa insegnare i valori della vita, dell’amicizia, delle nuove tecnologie ma anche del ritorno alla manualità per migliorare la propria consapevolezza e la propria autostima. Una scuola in grado di premiare l’insegnamento collettivo e non la competizione. Sono tornato a casa imparando qualcosa di nuovo. Arricchendo il mio bagaglio culturale, consapevole che certi argomenti non sono più semplice utopia, ma realtà silenziose che stanno prendendo piede in Italia. Anche attraverso un sistema di comunicazione classico quanto sempre affascinante come una serata al Cinema.

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Con molto piacere sono stato invitato a partecipare (su invito della prof. Vincenza Di Schiena) alla bellissima proiezione che ha rappresentato la conclusione della serie di incontri promossi dalla “Primavera Pedagogica” che ci auguriamo tutti possa presto tornare ad Andria con una nuova edizione. E’ stata un’occasione per ascoltare un resoconto della serie di iniziative ma soprattutto riflettere sulle tematiche affrontate nel corso della serata.

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Il ciclo di incontri si è infatti concluso presso il Cinema Multisala Roma di Andria (In via Flavio Giugnio) con la proiezione del film documentario “L’estate che verrà“, diretto dalla regista Claudia Cipriani. Il film, realizzato grazie ad una campagna di crowdfunding, documenta la presenza di classi e scuole tecnicamente alternative ma che in realtà potrebbero benissimo rappresentare un modello che in Italia tarda ad arrivare: quello di una scuola condivisa con gli alunni, dove gli insegnanti sono parte integrante delle attività e non semplici autorità del settore. Un modo di fare scuola che supera le barriere dell’edificio e si proietta sul territorio circostante, con iniziative al di fuori della stessa struttura, dalle passeggiate all’agricoltura sperimentale.

Il film, girato poi in una cornice che menziona anche la recente riforma della scuola pubblica, evita polemiche politiche e si focalizza invece sulle singole storie delle classi, dimostrando nei fatti che in Italia alcuni insegnanti hanno deciso di coinvolgere i loro alunni facendoli sedere attorno ad un tavolo piuttosto che disposti in maniera tradizionale. Un semplice gesto che forse da solo non vuol dire molto, ma che nel contesto simboleggia poi una serie di iniziative e di modalità di istruzione che consentono un maggiore coinvolgimento, maggiore fiducia negli alunni e più umanità. Il documentario è stato girato in tre località differenti, dal Nord al Sud Italia: in Lombardia, in Emilia Romagna ed infine in Campania.

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Mi ha colpito molto, ad esempio, l’affermazione di una delle insegnanti durante un incontro documentato nel film, dove lascia intendere che l’utilizzo dei numeri è superficiale se non inutile in un contesto dove la cosa importante da misurare non è il livello di velocità e capacità ma quanto l’insegnamento sia andato a buon fine. Un film che ha fatto sicuramente riflettere anche gli insegnanti presenti in sala. Linko qui sotto un estratto dal film diffuso su YouTube:

Un’occasione per diffondere una nuova cultura e un nuovo modo di insegnare in un periodo dove le risorse risultano molto molto ristrette e dove il senso di comunità e rispetto risulterà di vitale importanza per le generazioni future. Grazie alla prof Di Schiena e a tutti coloro che hanno promosso questa serie di iniziative, augurandoci possa essere l’inizio di una serie di “lezioni alternative”.

Nick Ferrara