Perché in Puglia ci sono le alluvioni? Montepulciano: “la causa è legata al disboscamento, strage di alberi dai primi del ‘900. Occorre rimediare per i nostri nipoti”

Anche nel periodo di settembre, la città di Andria e buona parte della Puglia ha dovuto subire una serie di forti acquazzoni che hanno causato disagi e dannosi allagamenti, anche nel centro abitato. Se ad Andria persino la piazza antistante la stazione ferroviaria risulta puntualmente allagata, in città come Altamura la furia dell’acqua piovana ha demolito un muretto e trascinato con forza alcune automobili. Cosa sta accadendo nel nostro territorio? Perché la pioggia è capace di causare grossi danni? Evidentemente perché non incontra nel suo percorso alcune forme di contrasto alla sua forza che invece, negli ambienti naturali, determinano una giusta disitribuzione con una conseguente diminuzione forza distruttrice della calamità. A tal proposito, ancora una volta, il ricercatore ecologista andriese Nicola Montepulciano ci ha deliziato con una sua interessante osservazione sul fenomeno, offrendoci anche occasione di spunto per una potenziale soluzione alla problematica:

“Altra diretta conseguenza dei pazzeschi diboscamenti, oltre alla siccità, erano, sono e saranno in Puglia le alluvioni, più che altrove. Ragazzino, in gita con l’Oratorio Salesiano al “Redentore” di Bari, vidi una targa su un fabbricato della stessa via dove era scritto “Sin qui l’acqua nel 1926”. Come a cercare spiegazioni, rimasi lì fermo. Il Direttore capì e disse soltanto:<< Qui ci fu un’alluvione>>. Da quel momento cercai di saperne di più. Dovetti cavarmela da solo nel corso degli anni; internet non esisteva. La prima spiegazione la ebbi a scuola studiando “Scienze”( 1966-’67!) sul testo “Geografia Generale”, che ancora conservo, dove nel capitolo “Idrografia Continentale” vi è il paragrafo “Difesa dei terreni in pendio” (oggi “Difesa del suolo”) che riporto per intero. << I mezzi che possono ridurre al minimo i danni delle acque dilavanti (che erodono il suolo, n.d.r.) e della degradazione meteorica in genere nei terreni in pendio, sono rappresentati dalla vegetazione boschiva. La necessità di questa difesa è di capitale importanza per la nostra Penisola, costituita prevalentemente da terreni collinari (come la nostra Murgia n.d.r.) e montagnosi. Infatti il bosco fa diminuire il valore topografico del terreno, cioè la pendenza del terreno, poiché permette una riduzione della quantità d’acqua che scorre in un certo intervallo di tempo; fa diminuire il valore del fattore geologico, cioè la natura della roccia rispetto alla sua compattezza e alla sua erodibilità, poiché non solo rinsalda il terreno con il robusto ed esteso sistema radicale, ma permette anche il lento infiltrarsi delle acque verso gli strati profondi, rendendo così permeabili anche le formazioni più compatte; il bosco fa diminuire ancora il fattore meteorologico, cioè la violenza della pioggia, la frequenza dei geli (gelate n.d.r.) e delle escursioni termiche, ecc. , poiché rallenta le acque meteoriche e selvagge, oppone altresì una valida difesa contro l’azione eolica ( del vento n.d.r.) attenua l’insolazione e il raffreddamento notturno ed invernale, favorisce lo scioglimento delle nevi (non dei ghiacciai n.d.r.), ecc. Ciò vuol dire che il bosco ha la molteplice funzione di evitare frane, di regolare il regime delle falde idriche sotterranee, di normalizzare il deflusso delle acque (evita alluvioni n.d.r.), di impedire l’azione dilavatrice delle acque piovane, di ridurre gli effetti disgregatori provocati dal riscaldamento solare e dal gelo e di contribuire a far fissare al terreno i materiali incoerenti superficiali e i detriti organici e far formare così quello strato prezioso per la vegetazione chiamato humus. Questi brevi richiami bastano a mettere in rilievo l’importanza della vegetazione boschiva nella difesa dei terreni in pendio, nella regolarizzazione dei bacini montani (e collinari) e nella normalizzazione dei corsi d’acqua. Le ultime alluvioni, che tanti danni e perdite economiche hanno arrecato in Sicilia, in Sardegna e nel Polesine (si era nel 1951, e adesso?) si devono soprattutto << allo stolto e vandalico diboscamento >> di molte zone montane e collinari, ora destinate a breve periodo di usufruizione. Ecco perché appositi provvedimenti governativi mirano a dare nuovo vigore ed impulso al rimboschimento. Il disordine montano e collinare è la causa prima del triste stato della pianura>>. Paragrafo di vera e propria ecologia già nel 1966. Domanda: solo io ho studiato questo paragrafo? E i signori politici? E responsabili delle associazioni agricole?” – si chiede Montepulciano, che prosegue:

“Ma questo studio di altissimo valore ecologico è di carattere generale va bene non solo per l’Italia ma per tutto il Pianeta, però non spiega l’altissima frequenza delle alluvioni in Puglia che ancora oggi avvengono. Ma grazie al libro “Fitostoria descrittiva della Provincia di Bari” (1954), tutto divenne più chiaro. Vi si apprende che negli anni fra il 1860 e 1880 ci furono pazzeschi diboscamenti. Nella sola Andria, per soddisfare le brame degli agricoltori, per la maggior parte ricchissimi possidenti dell’alta (!) borghesia terriera, furono abbattuti circa 6mila ha (ettari) di bosco a roverella, (cosa sono al confronto i 704ha del rimboschimento in zona Finizio, per giunta a pini e cipressi?). A Canosa, se i miei calcoli sono esatti, furono abbattuti circa 4500ha di bosco, compreso un bosco abbattuto nel 1905 dove ancora vi erano piccoli corsi d’acqua: distrutti. A Minervinoaltri 3500, a Spinazzola 627; in totale oltre 14.000ha. E in tutta la Provincia? Probabilmente, oltre 30.000ha. E in tutta la Puglia?”In quel periodo sulle colline di Cassano Murge sparirono circa 235ha di bosco, su quelli di Altamura circa 1623 e altri nei territori di città confinanti. Come conseguenza di questo < stolto e vandalico disboscamento>, Bari subì in tempi moderni altre alluvioni. La prima nel 1905 con 5 morti e danni, nel 1915 con 17 morti, nel 1926 (quella della targa) con 19 morti, 50 feriti e danni ingentissimi. Fu per questo che nel 1927 o ’28 si decise di rimboscare una piccola parte dei territori di Cassano e Altamura, che nemmeno 50 prima furono diboscati: l’arte dei pazzi, prima fanno i fossi e poi li riempiono. Nacque così la Foresta di Mercadante (a base di pini e conifere in genere!), di 1300ha che in confronto ai boschi abbattuti a Cassano, Altamura e altre città confinanti è una piccola parte. Nella notte fra il 22 e23 ottobre 2005 ci fu l’ennesima alluvione con 6 morti e danni ingentissimi. Come se non bastasse, a questi diboscamenti vanno aggiunti, purtroppo, quelli del ventennio fascista 1922-1943, di cui si parlerà in seguito. Nel 1967 o ’68 Andria fu colpita da alluvione. In alcune pubblicazioni dell’Ordine Regionale dei Geologi-Puglia dove si analizzano le cause dell’ultima alluvione si legge:<< L’alluvione verificatasi nel 2005 oltre che per l’intensità della pioggia, si è verificata anche per interventi antropici, che hanno modificato lo stato dei luoghi…. l’urbanizzazione di vaste aree (costruzioni di ogni genere dappertutto n.d.r.) e l’uso agrario degli alvei hanno causato l’alterazione dell’assetto idraulico e morfologico del bacino del torrente Picone…vanificando le opere di sistemazione idraulico-forestale dopo l’alluvione del 1926 e la realizzazione della Foresta di Mercadante per proteggere il suolo dai flussi di piena… Un ulteriore fattore antropico (intervento dell’uomo n.d.r.) dannoso riguarda l’uso del suolo: in particolare le tecniche di spietramento e frantumazione delle rocce che finiscono con l’incrementare l’entità del trasporto solido (fango n.d.r.). Si rendono necessari ulteriori interventi di salvaguardia. A proposito di salvaguardia, un contadino mi spiegò che le rocce affioranti sono chiamate “spizzajacq” (spezzaacqua) perché impediscono l’azione erosiva delle piogge; un altro contadino riferì che, allo stesso scopo, venivano posizionate grosse pietre: esattamente il contrario dello spietramento. Se esaminiamo bene ciò che hanno scritto i geologi sulle cause vecchie e nuove che devastano l’ambiente si può risalire ai responsabili: ingegneri, architetti, costruttori, tecnici comunali, che non esaminano il territorio prima di costruire e poi gli immancabili abusivi. Ma anche gli agricoltori, che si proclamano protettori del territorio, hanno le loro responsabilità.” – ha osservato Montepulciano che ha poi aggiunto:

“Pochi anni fa il compianto Franco Martiradonna denunciava diboscamenti in zona Abbondanza, dove un agricoltore coltiva adesso un po’ di grano. A fine 2019 con una responsabile del Settore Biodiversità Forestali e Tutela delle Risorse Forestali e Naturali della Regione abbiamo scoperto un vasto spietramento in Contrada San Marzano, dove vegetavano tantissime erbe spontanee e piccole roverelle. Tutto desertificato. In piena Murgia andriese, diversi anni fa, notai uno spietramento proprio in una zona di deflusso delle acque. Anche il geologo M. Moretti riferisce che i suoli ricavati dallo spietramento e frantumazione “risultano essere meno produttivi già pochi anni dopo”, proprio come si legge nel testo citato del 1966! Lo spietramento concesso per improbabile “miglioramento fondiario” diventa “peggioramento fondiario”. Lo stesso geologo chiede senza mezzi termini <<… il divieto di nuove opere di “miglioramento fondiario” e lo studio del recupero delle aree che sono state soggette allo scempio dello spietramento e frantumazione>>. Questo per l’aspetto fisico. Per l’aspetto biologico v’è da dire che, se per il passato gli attuali agricoltori non hanno colpe per i diboscamenti, hanno, però, ereditato avversione per i boschi, come ho dimostrato. Ogni albero di latifoglia di media grandezza, cioè di 35-40 anni, integro in tutte le sue parti, contiene circa 2000 litri d’acqua. Questo non vale per gli alberi sottoposti a potatura. Logicamente, querce più piccole ne contengono meno, quelle più grandi ancor più. E quanta gli alberi plurisecolari? E un bosco quanta acqua contiene? Milioni di tonnellate. E’ un enorme, immenso serbatoio d’acqua che non va in giro per il mondo a fare danni con le alluvioni. Acqua che, invece, ci restituiscono sottoforma di invisibili gocce per evapotraspirazione, rinfrescandoci l’aria. Per questo le coltivazioni vicino ai boschi crescono più rigogliose, hanno bisogno di minor acqua e sono protette dalle gelate. Si capisce ora più chiaramente i danni fatti dagli agricoltori del passato e quelli di oggi perché non la smettono, come ho dimostrato, di diboscare e spietrare. Le varie associazioni agricole, anziché lagnarsi sempre per le siccità, alluvioni, gelate che distruggono i raccolti, devono prima di tutto vietare ai loro iscritti di diboscare caso mai avessero terreni boscati, vietare il nefasto spietramento e spiegare loro, se sono capaci, l’utilità dei boschi. Lottare per abolire tutte quelle leggi che favoriscono in qualche modo lo spietramento e per vietare ai Comuni le autorizzazioni a spietrare. Impegnarsi per allargare i confini del Parco della Murgia e per nuovi rimboschimenti, cinghiali permettendo. Fare un censimento di tutti quei terreni spietrati e diventati sterili e piantare qualche albero a proprie spese (utopia?!?!). Ci furono consiglieri regionali della destra politica che si batterono per ridurre i confini del Parco della Murgia quando era in progettazione, commettendo un gravissimo errore e dimostrando scarsissima sensibilità verso l’ambiente. Oggi sono ancora candidati. Tutti i candidati regionali e comunali ci facciano sapere se intendono lottare per l’eliminazione dello spietramento, se sono favorevoli all’ampliamento del Parco dell’Alta Murgia e, essenzialmente, se si batteranno per nuovi rimboschimenti sulla Murgia, non in città. Questi sono i provvedimenti da adottare presto e non prendersela con i cambiamenti climatici e contro le multinazionali che con il diboscamento della Murgia passato e presente non c’entrano proprio nulla. Siamo stati noi a rovinarci con le nostre mani, dobbiamo riparare quanto prima per non farla pagare ai nostri bis, trisnipoti, etc“.

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