Settant’anni fa la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, Andria non dimentica

«Esattamente settant’anni fa, all’indomani di una delle pagine più buie della storia dell’umanità, l’Assemblea delle Nazioni unite adottava la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo-commenta don Geremia Acri, responsabile della Casa di Accoglienza “S. Maria Goretti” della Diocesi di Andria – Nel momento in cui nel mondo regnavano paura e insicurezza, la comunità internazionale rispondeva mettendo nero su bianco i diritti di ogni essere umano, accantonando gli individualismi per ridonare valore all’individuo, all’uomo. Nell’epoca in cui viene rimesso in discussione il nostro sistema di valori, dove ci viene trasmesso che la dignità dell’uomo si conquista sulla pelle di altri uomini, dove si camuffano sotto il vessillo degli interessi nazionali le forme più becere di discriminazione, è quanto mai doveroso riportare al centro quella cultura dei diritti umani, che è anche alla radice della Costituzione italiana, come unico vero strumento per creare sicurezza e riaccendere la speranza».

Nella giornata mondiale dei diritti umani che si celebra oggi, lunedì 10 dicembre, ci facciamo promotori della necessità di comunicare la tematica tramite la bellezza del teatro, promuovendo, per il giorno lunedì 17 dicembre 2018, alle ore 21:00, presso l’auditorium dell’Oratorio salesiano Don Bosco -Andria-, lo spettacolo “Il Paese che non c’è -viaggio nel popolo delle montagne”, un progetto di Gianluigi Gherzi e Fabrizio Saccomanno per Ura Teatro.

“Abbiamo incontrato il “paese che non c’è”. Abbiamo incontrato un popolo, quello curdo, che ha ricominciato a sognare. Sogna di poter essere popolo, senza diventare stato. Di poter vivere in una terra di pace. Dove la diversità delle religioni, delle etnie, non provochi massacri. Dove la gente possa decidere del proprio destino, autogovernandosi. Dove le donne possano uscire dalle proprie case, scoprendo finalmente il volto e prendendo la parola.

Abbiamo sentito quella loro storia come una storia che parla a noi. È possibile un altro respiro? Un altro sentimento del vivere? Della lotta, della battaglia, dell’amore, dell’incontro con il mondo? Abbiamo infine seguito le storie di quel popolo da noi, in Italia. Quando gli uomini di quel popolo, su un barcone o via terra, in fuga dalle guerre, dalle prigioni, dalle persecuzioni politiche, arrivano sulle nostre coste e nelle nostre città. Qual è il nostro sguardo? Cosa significa per noi la loro presenza? Il Paese che non c’è è storia mitica di un popolo, della resistenza sulle montagne e in mezzo ai deserti. È testimonianza della battaglia che ovunque lo ha visto in prima fila contro la ferocia delle milizie fondamentaliste e del fascismo islamico. È cronaca pulsante, presente, che irrompe sulla scena con le sue notizie, con l’insopprimibile urgenza di essere raccontata. Perché c’è bisogno di reagire, anche qui, anche da noi. Il Paese che non c’è vuole fare, del presente, uno straordinario territorio di racconto e di azione teatrale”Ingresso gratuito. Info: 320 47 99 462