Gerald Maurice Edelman e la filosofia della mente, di G.Brescia

Gerald Maurice Edelman
Gerald Maurice Edelman

A proposito di Gerald Maurice Edelman (1929-2014) e di filosofia della mente, di Giuseppe Brescia. Guardando alla tradizione dell’umanesimo storicistico come “complesso di dottrine” più che sistema di personali idiosincrasie e polemiche contingenti ( es.: rapporti Croce – De Sarlo; Croce – Enriques ), giusta la indicazione di Raffaello Franchini o Carlo Antoni, è utile soffermarsi sul pensiero del Nobel per la chimica, poi esperto di neuro-scienze Gerald Maurice Edelman, nato nel 1929 e venuto a mancare nel 2014. E’ notevole ch’egli sia partito dagli studi di embriogenesi, e in particolare dalle funzioni degli anticorpi, per approdare alle ricerche sul cervello ( “The Mindful Brain” e “Sulla materia della mente”, 1992, ed. it., Adelphi 1992 ). Significativamente, agisce il “principio tetradico” ( già scoperto da Erwin Chargaff, genio ammiratore della “Poesia” di Croce e con il quale fui anche in corrispondenza negli anni ’70, a proposito della legge sull’appaiamento delle basi; e ritrovato dal fisico teorico Franco Selleri per i sottoinsiemi probabilistici, presenti nella rete statistica del principio della “azione a distanza”, pur se in un quadro di ipotesi “realistica”, distinto dal mio approccio trascendentale in “Ipotesi e problemi per una filosofia della natura”, Bari 1987, e “L’azione a distanza”, Schena, Fasano 1990 ).

In effetti, Edelman sin dal 1959 mostrava “con eleganti esperimenti che gli anticorpi sono costituiti da quattro catene polipeptiche, due pesanti e due leggere, tenute insieme da legami disolfuro” ( G. Corbellini, “Un cervello per Darwin, “Il Sole-Domenicale” del 3 agosto 2014 ).Certo, non avrebbe senso ri-discutere a posteriori la ascrizione al “darwinismo” della epistemologia neuronale di Edelman; se non per rilevare che lo stesso assunto del Darwin ( “qualunque osservazione deve essere a favore o contro qualche idea per servire a qualcosa”) trattiene, in fondo, il metodo della “storicità” delle “proposizioni filosofiche” più volte ragionato dal Croce;o, se si vuole, la teoria popperiana della “rivalità” fra tesi epistemologiche, a secondo che alcune risultino “falsificate” e altre no ( cfr. “Logica della scoperta scientifica” e “Conoscenza oggettiva”; il dibattito con l’Einstein e altre note: v. il mio “Epistemologia ed ermeneutica nel pensiero di Karl Popper”, Fasano 1986 e gli studi del dottor Roncoroni, “Il prestigio della coscienza” o Franco Bosio sulla filosofia della mente).

Al di là, quindi, della “querelle” Darwinismo – Lamarckismo, cui siallude, si vuol dire che l’apporto cospicuo di Edelman si svolge, comunque, nel senso della ricerca della “logica funzionale all’immunità”, esattamente come principio di “modalità” delle “funzioni specifiche” della risposta fisiologica di un organismo agli attacchi esterni, infettivi o tossici che siano. Questo è il punto. Edelman lavora sulla esistenza di una “memoria”, costituita di complessi procedimenti di azione e reazione ( direbbe Jean Starobinskj ) a difesa dell’organismo ( nel caso limite; di anticorpi frutto di plasmacellule tumorali in pazienti con mieloma multiplo, detti “proteine di Bence Jones” ). Ma, intanto, la così individuata “memoria” non è fors’anche il Mondo 3 della conoscenxa oggettiva di Popper o del raffinato Dialogo Popper-Eccles, “L’io e il suo cervello” ? Come dimostrai nel 1986, a proposito del caso speciale del metodo Vojta nel trattamento delle paralisi infantili, la “memoria” non è altro che il “sorriso” o la “carezza” genitoriale e terapeutica, che già s’imprime nell’infante, si protende verso l’attesa ( “Mondo 2”) e riparte dalla sollecitazione fisica delle “zone grilletto” ( perciò, “Mondo 1”).

Prof Giuseppe Brescia
Prof Giuseppe Brescia

Perciò, alla fine Edelman stesso si occupa distesamente dei cosiddetti “correlati neurali della mente” e di “Group selection and Phasic reentrant signaling: a Theory of higher brain function” ( l’importante articolo del 1978, poi rifluito in volume ). Si occupa, cioè, genialmente, di “rientro”, come “continuo scambio di-direzionale di segnali tra due o più aree cerebrali in modo reciproco e parallelo lungo fibre nervose che le collegano” ( Corbellini, citato ). Ma il principio del “rientro” è esso stesso un “principio di modalità”; come la asserita “selezione” è un principio di “modalità” nell’interscambio delle complesse informazioni e comunicazioni. E’ il principio stesso della scoperta di Rita Levi Montalcini a proposito del “Nerve Growth Factor”; dell’accento posto sulle configurazioni “isofunzionali” e non “isomorfiche”, come dice Edelman; in definitiva sul rilievo conferito ai problemi “modali” più che “strutturali” della epistemologia contemporanea. Ma anche nelle scienze dello spirito, accade lo stesso procedimento: alla “filosofia delle quattro parole” o dei “quattro spicchi” ( che restano importanti, oltre la polemica di Giovanni Gentile o Eugenio Montale ), risponde gradualmente la filosofia dei “modi categoriali” memoria-sentimento-tempo, o, se si vuole, kantianamente, “succesione-simultaneità-permanenza”, cui la dynamis del sentimento, la catarsi del momento culminante o della epifania, teoreticamente si riduce.

Giuseppe Brescia – Libera Università “G.B.Vico”.