Sturzo e lo “spirito meridiano”, di Giuseppe Brescia

Avvicinandosi al termine della dotta rassegna su “Oikonomia“, cioè il rapporto di dare e avere tra capitalismo e cristianesimo, il professor “Luigino” Bruni, sulle pagine di “Avvenire” si profonde in un elogio dello spirito meridiano, “Onore allo spirito meridiano”, costruito di devozioni popolari, feste religiose e antropologia della condivisione “povera”. Di là dalla immaginativa sociologica, che amplifica un dato reale in schema psicologico e ideal-tipico ( direbbe Weber ), si nota il fatto che in siffatta panoramica quanto mai colta manchi la testimonianza di don Luigi Sturzo, fautore di una economia sociale di mercato e dei corpi intermedi, critico verso le invadenze statalistiche anche nella famosa polemica con Giorgio La Pira, a proposito del salvataggio degli operai fiorentini della Pignone.

Per Sturzo, siciliano di Caltagirone e animatore del Partito popolare, non era giusto che se ne addossasse l’onore lo Stato; per il La Pira, invece sì. Non era dibattito da poco, né certo tra protagonisti di secondo piano o di scarsa levatura intellettuale morale, dei quali forse s’avverte oggi il bisogno. Ma più importa notare l’assenza di credito tributata al filone del cosiddetto cattolicesimo liberale, da Padre Novak a Don Angelo Tosato, da Sirico a Dario Antiseri e Flavio Felice ( per tacer d’altri ). Per quanto riguarda il fondamento teoretico della complessa questione, la “eterogenesi dei Fini”, operata dalla Provvidenza vichiana, essa non è un fattore “secondario e sussidiario”, precedente la teoria della “mano invisibile” di Adam Smith, ma il cuore della dottrina umanistica, ove le “guise della prudenza” sono più importanti e fondamentali rispetto alle “sostanze” o alle materia della “res extensa” e della “res cogitans”, affermate in Cartesio. Non basta predicare aspirazioni ideali, nobili proponimenti, esigenze dello spirito; ma occorre riconoscere le “modalità”, le “forme” e il “diritto” di attuazione delle stesse istanze ( v. pace, immigrazione, apertura e chiusura delle frontiere e via ). Finché non si chiariranno questi aspetti, ci sarà sempre il limite dell’opposto errore della chiusura e della reazione, la quale – come diceva Francesco De Sanctis“non ti viene mai innanzi dicendoti: Io sono la reazione”.

Giuseppe Brescia
Società Storia Patria Puglia